Il Consiglio di amministrazione della Rai passerà da 9 a 7 membri: due saranno eletti dalla Camera, due dal Senato, due designati dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Economia e delle Finanze e uno dai dipendenti dell’azienda; il nuovo amministratore delegato avrà poteri rafforzati rispetto all’attuale direttore generale e sarà nominato dal cda, sentito l’azionista, tra i due membri designati dal Tesoro; sempre dal Cda, nell’ambito dei suoi membri, sarà nominato il presidente, mentre la Commissione parlamentare di vigilanza sarà mantenuta ma avrà soltanto poteri di vigilanza e indirizzo. Sono i punti essenziali della riforma della Rai prospettata nel ddl approvato dal Consiglio dei ministri, i cui contenuti sono stati illuistrati la termine del Cdm dal premier Matteo Renzi e dal sottosegretario Antonello Giacomelli.
“NESSUN DECRETO”. “Al Parlamento non imponiamo nessun decreto” ha detto Renzi chiedendo “però di discutere nei tempi più stretti possibile”. Il limite temporale è luglio: se la riforma non sarà varata, si andrà al rinnovo degli organismi dirigenti con la legge Gasparri. In ogni caso, qualunque sia la piega che l’iter del ddl prenderà, non ci sarà nessun decreto: “Il Parlamento è sovrano – afferma Renzi – se preferiscono la Gasparri si tengano la Gasparri”. “La Rai è un patrimonio del nostro paese che i governi pro termpore posseggono ma che appartiene ai cittadini” ha sottolineato il premier, ribadendo che “nessuno di noi vuole mettere le mani sulla Rai”, perché “se la maggioranza vuole mettere le mani sulla Rai, basta che stia ferma e si affidi alla legge Gasparri”. “La Rai deve essere liberata dal dibattito frustrante tra singole forze politiche” afferma Renzi, che rivendica poi con forza le novità contenute nel provvedimento: “Per la prima volta – spiega – diamo la possibilità ai dipendenti di indicare un rappresentante nel cda, per la prima volta diamo spazio a lavoratrici e lavoratori nella gestione dell’azienda”. Nella nuova governance della Rai il Consiglio di amministrazione, oltre ai compiti attribuiti dallo statuto e dalla legge, approva il piano industriale, il piano editoriale, il preventivo di spesa annuale, gli investimenti superiori a 10 milioni di euro. L’amministratore delegato, che non è dipendente Rai e rimane in carica per 3 anni, avrà tra i suoi compiti quelli di rispondere della gestione aziendale, assicurare coerenza nella programmazione con la linea editoriale, firmare atti e contratti, proporre all’approvazione del Consiglio di amministrazione i piani annuali, attuare il piano investimenti, il piano finanziario, i piani del personale, di ristrutturazione e i progetti specifici approvati dal Consiglio di amministrazione. L’ad inoltre definisce criteri e modalità di reclutamento del personale nel rispetto della disciplina relativa alle società a totale partecipazione pubblica. “Diamo al capo azienda – sottolinea Renzi – qualche potere e responsabilità in più, che non vuol dire dare più poteri a una persona, ma far sì che sia il colpevole se le cose non si fanno e quello bravo se si fanno”. Restano ferme, inoltre, le funzioni di indirizzo generale e di vigilanza della Commissione parlamentare e il Cda riferisce annualmente alla commissione “che deve “essere mantenuta – spiega il premier – ma deve solo vigilare e controllare”.
“IL CANONE? VORREI ABOLIRLO”. Infine, il disegno di legge contiene altri temi delegati al governo entro un anno dall’entrata in vigore della legge, come la revisione della normativa sul canone, che ha come obiettivo l’efficientamento del sistema del finanziamento pubblico. “Appartengo a una cultura – premette il premier – che vorrebbe eliminare il canone in prospettiva e lasciare alla fiscalità generale il pagamento del servizio pubblico, ma è un tema molto complesso. Nel ddl non c’è un impegno nell’uno e nell’altro senso ma c’è una delega a sciogliere questo nodo” per combattere “un’evasione allucinante”
FNSI E USIGRAI: NESSUNA DISCONTINUITA’. Negativa la reazione di Fnsi e Usigrai al provvedimento: “Nessuna discontinuità – si legge in una nota -. Non c’è la rivoluzione che noi auspichiamo. Ci aspettavamo finalmente la rottamazione della Legge Gasparri, insieme al controllo sulla Rai dei partiti e dei governi. Su questo si era impegnato il presidente del Consiglio dei ministri. Ma la soluzione annunciata oggi non va affatto in questa direzione. Lo ammette lo stesso Renzi quando parla di ‘piccole modifiche’. Unica novità il componente del CdA eletto dai dipendenti. Ma è evidente che non basta. Ora il testo passa all’esame del Parlamento, dove ci auguriamo che il dibattito sia aperto. Chiediamo alle istituzioni coraggio per allontanare davvero i partiti e i governi dalla gestione del Servizio Pubblico. Leggeremo con attenzione il disegno di legge, anche nella parte della delega sulla riforma del canone. Di sicuro l’eventuale passaggio nella fiscalità generale – conclude la nota – determinerebbe l’asservimento della Rai Servizio Pubblico anno per anno al governo e alla maggioranza di turno”. (Roc – 27 mar)