Roma, 11 ott – Oggi un italiano su tre decide di andare all’estero per motivi di lavoro, Per questo motivo il nostro governo si è sempre posto il problema di fornire un’adeguata assistenza nel campo della sicurezza sociale nei confronti di chi si è trovato costretto, affrontando tante difficoltà, a cercare lontano da casa ciò che gli possa permettere di vivere. Da questo quadro è nata l’esigenza, da parte del patronato Enas, di organizzare un corso di formazione, tenutosi il 6 e 7 ottobre scorso a Bretten, in Germania, al fine di fornire un’adeguata professionalità e una massiccia presenza degli operatori per la tutela dei diritti dei nostri connazionali all’estero. Dall’incontro – a cui hanno preso parte 25 operatori tra cui il coordinatore estero Enas Aldo Di Biagio, il segretario confederale Ugl Marina Porro e il formatore Enas Nicola Alberghina – è emerso che i più disponibili allo spostamento sono ovviamente i giovani, più pronti ad un cambiamento e spinti dalle opportunità di studio e di lavoro; al contrario le più riluttanti sembrano essere le donne dai 30 anni su. Inoltre, i primi quattro paesi in graduatoria per il numero di italiani emigrati sono risultati: la Germania, la Svizzera, la Francia e l’Argentina a cui seguono, con valori tra 500.000 e 1.000.000 ben 5 paesi d’oltreoceano come: Brasile, Stati Uniti, Canada, Venezuela e Australia. E’ possibile parlare anche di una terza categoria che registra una presenza tra i 500.000 e gli 800.000 italiani in 10 Paesi come Uruguay, Sud Africa, Cile, Spagna, Olanda, Perù, Lussemburgo, Austria, Monaco e Colombia, e ancora 9 altri Paesi appartenenti ad un quarto gruppo, che annovera tra le 5.500 e le 20.000 presenze tra i quali spiccano: Grecia, Svezia, Croazia, San Marino, Israele, Ecuador, Egitto, Danimarca e Messico. “Il valore di questo stage formativo – si legge in una nota – si è basato sulla costruzione di una fitta rete di esperti, come strumento strategico dell’Ente sul territorio, e sull’importanza delle conoscenze e competenze degli operatori. Inoltre si sono voluti fornire quegli strumenti che permettono ai nostri operatori all’estero di dialogare, collaborare e condividere quel background professionale per una crescita collettiva dell’Ente stesso. Da ciò si evince che i nostri uffici sono dei veri e propri avamposti di consolidamento delle relazioni bilaterali, nonché il più importante legame tra i connazionali e le istituzioni competenti. E’ nata anche l’esigenza, vista la miriade di adempimenti che i nostri connazionali all’estero sono tenuti ad assolvere con l’autorità finanziaria in Italia, (e ci riferiamo in particolar modo al versamento tributo ICI, tasse di successione, modelli RED per i pensionati), di fornire un servizio fiscale e, in questo ambito, è stato dato ampio spazio al nostro Centro di Assistenza Fiscale (Caf), per poter fornire un sempre più valido servizio di tutela finanziaria. E’ necessario dunque, considerare il nostro connazionale come colui che è andato all’estero per investire la parte migliore di se, per spendere quell’intelligenza che non gli è stato possibile investire nel proprio Paese e che da questo investimento, il nostro Paese, potrà solo guadagnarne”.
(Ces)