LA STORIA DELLA “ROSSA” DI MILANO
La Fondazione Franco Albini di Milano presenta una mostra dedicata alla Metropolitana 1 di Milano. “Alla scoperta della Rossa” accompagna i visitatori, fino all’1 maggio, attraverso documenti d’archivio, con tavole originali e luoghi di lavoro che narrano lo spirito di un’epoca dell’architettura italiana all’avanguardia nel mondo. Scoprendo oggetti, curiosità e filmati tratti dalle pellicole girate in Metro, la mostra prosegue fino a Expo Milano 2015 e sarà integrata da visite guidate su prenotazione dedicate agli aspetti architettonici che hanno contribuito a definire la metropolitana milanese la più grande opera di design cittadino esistente. Per far vivere con occhi nuovi un luogo della città spesso dato per scontato, si parte dallo studio dove dal 1961 Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda progettarono gli interni della sotterranea. Viene quindi illustrata la storia travagliata che ha portato ai primi cantieri, e il loro rapporto con la città, il progetto architettonico, i dettagli e quei particolari spesso dimenticati che hanno determinato da subito il successo mondiale della M1 di Milano che ancora oggi funge da modello.
L’ARTE INDIANA MITHILA
Tradizionalmente opera delle donne, lʼarte Mithila è una delle forme più particolari, complesse e nello stesso tempo meno conosciute della cultura indiana. In un tripudio di colori ed immagini, i dipinti della tradizione Mithila, tracciati sulle pareti esterne ed interne delle case, sul terreno e riprodotti su carte e tessuti artigianali, rappresentano complessi disegni astratti con valore simbolico-rituale, scene tratte dalle più importanti storie della tradizione epica indiana (quali il Mahabharata ed il Ramayana), temi mitologico-religiosi secondo lʼiconografia hinduista e storie popolari. Lʼarte Mithila – presentata nella mostra che si tiene a Genova, fino al 3 maggio, ala Castello D’Albertis – Museo delle Culture del mondo con il titolo “Saktilila. L’arte della creazione nella pittura Mithila” – è un’attività radicata nella tradizione, che diventa un complesso rituale nel quale vengono raccolti miti, simboli religiosi ed elementi propriamente culturali rielaborati con una funzione sociale che si rinnova in relazione alle condizioni attuali.
ARMENIA, IL POPOLO DELL’ARCA
In occasione del centenario della commemorazione del genocidio armeno si tiene la mostra “Armenia. Il popolo dell’Arca ”, allestita fino al 3 maggio a Roma, al Vittoriano e promossa dal ministero della Cultura armeno, dall’ambasciata d’Armenia in Italia e dall’ambasciata della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede e lo Smom, in collaborazione con la Congregazione Armena Mechitarista. L’esposizione, a cura dell’Unione degli Armeni d’Italia, vuole raccontare una delle più floride culture del mondo antico. L’Armenia ha una storia ricca di fascino che affonda le sue radici nella tradizione biblica del Diluvio Universale, emblema di rinascita e di nuova vita. E’ proprio alle pendici dell’Ararat, sulla cui cima si era arenata l’Arca di Noè, che nel VII sec. a.C. si formò il popolo armeno. Ancora oggi il monte Ararat è un richiamo simbolico fondamentale per l’Armenia, che nel 301 d.C. fu il primo paese al mondo ad adottare il cristianesimo come religione di Stato. La mostra si articola in sette sezioni ricche di reperti archeologici, codici miniati, opere d’arte, illustrazioni e documenti, che raccontano anche i rapporti tra l’Italia e l’Armenia e la ricchezza storica e artistica della presenza armena in Italia.
VIAGGIO NELL’ARTE DEL RESTAURO
Fino al 10 maggio il progetto “Restauratori e Restauri in Museo” propone un itinerario in cinque importanti musei di Milano come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli, il Museo Diocesano, il Museo del Novecento e le Raccolte di Arti Applicate del Castello Sforzesco. Dagli Arazzi dei Mesi del Castello Sforzesco agli affreschi strappati dall’Oratorio di Mocchirolo della Pinacoteca di Brera, dal San Gerolamo dal Museo Poldi Pezzoli, alle opere della Collezione Sozzani proposte dal Museo Diocesano. Il percorso espositivo copre un vasto arco temporale che dal Trecento risale fino al XXI secolo, comprendendo un’ampia tipologia d’interventi su diverse tecniche che vanno dall’affresco all’arazzo, dai dipinti su tavola, ai disegni su carta, a materiali caratteristici della creatività contemporanea. I visitatori possono così arricchire e completare la lettura dei capolavori, selezionati dai direttori di questi musei, attraverso la conoscenza della loro storia conservativa e, in generale, dell’attività dei restauratori italiani che rappresenta, ancora oggi, una dei punti di riferimento a livello internazionale e una delle eccellenze riconosciute del nostro Paese.
NAPOLI OMAGGIA AUGUSTO
Il particolare legame che unì Ottaviano Augusto alla Campania, nella fase della conquista del potere e una volta al comando dell’impero, è il tema della mostra “Augusto in Campania” che, fino al 4 maggio al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, chiude le celebrazioni del bimillenario della morte. Oltre 100 le opere esposte, alcune delle quali presentate per la prima volta al pubblico. L’imponente statua in marmo che apre il percorso lo raffigura come Divus, uomo tra gli dei, dopo la consacrazione sancita dal Senato. Il tema degli onori divini resi alla coppia imperiale, Augusto e Livia, precede la presentazione della famiglia giulio-claudia e la sezione dedicata al pantheon augusteo. Il racconto delle fonti storiche sul viaggio compiuto dal princeps in Campania poco prima della morte è il tema delle sale successive, nelle quali sono esposte opere provenienti da Pozzuoli, Capri, Napoli, i centri che egli toccò prima di dirigersi a Nola, dove morì nella villa paterna nell’agosto del 14 d.C. La ricorrenza del bimillenario della morte di Augusto fornisce l’occasione per una indagine a tutto campo sulle dinamiche di quel processo che vide la Repubblica romana scomparire e fare spazio al nuovo sistema politico che Augusto qualificava in un editto come optimus status.