La prima catena di trapianti incrociati di rene da vivente in modalità crossover è stata eseguita in questioni giorni a Milano consentendo di donare e trapiantare ben sei pazienti. La catena crossover è stata possibile grazie al primo donatore samaritano che ha “innescato” questo effetto domino che ha permesso a cinque coppie di donare e ricevere un rene. La catena si è conclusa con il trapianto di un paziente iscritto nella lista d’attesa da cadavere. A spiegare la dinamica dell’evento, il primo effettuato in Italia, e salutarne il successo, è stata il ministro della Salute Beatrice Lorenzin con il direttore del Centro Nazionale Trapianti Antonello Nanni Costa, oltre ai chirurghi che fisicamente si sono occupati degli interventi, l’ultimo dei quali avvenuto ieri sera. La Lorenzin ha sottolineato quello che va considerato “un evento straordinario di solidarietà vera che ha innescato una catena virtuosa che ha portato sei persone ad avere una possibilità di vita, in totale anonimità e gratuità”. Secondo la responsabile del dicastero della Salute “c’è ancora tanto da fare in questo campo, a partire dalla sensibilizzazione sulle donazioni tra viventi, che è diventato ormai quasi un intervento di routine, senza rischi, anche se ci sono ancora molti pregiudizi”. Ma gli altri due punti focali sono quelli che “in questo caso ricerca e scienza superano burocrazia, ragionando in network tra tanti eccellenze del paese riunite attorno a un grande progetto, completamente gratuito”; e poi il fatto che “emerge un mondo femminile straordinario, dal momento che i due terzi delle donatrici sono donne”. Nanni Costa dal canto suo ha ringraziato “tutto il San Camillo che ha fatto un gran lavoro, con l’ultimo prelievo che è avvenuto soltanto ieri sera” e specificato che “tutti i prelievi avvengono con tecniche mini-invasive e la donatrice samaritana sta benissimo ed è già a casa”. Il primo anello di questa catena è stata infatti un donatore da vivente samaritano, nello specifico caso una donna che, senza alcun legame affettivo con i riceventi, ha deciso di donare un proprio rene a scopo di trapianto per salvare la vita di un paziente: un gesto altruistico che segue gli indirizzi del Comitato Nazionale di Bioetica e dal Consiglio Superiore di Sanità del 2010. Il donatore samaritano è inserito in un programma di carattere nazionale gestito dal Centro Nazionale Trapianti che prevede un iter specifico e scrupoloso per la valutazione clinica del donatore, la valutazione psicologico-psichiatrica e una valutazione di parte terza che viene compiuta da una commissione nazionale: superate queste tre fasi il donatore samaritano è stato dichiarato idoneo.
(10 apr – PO / Sis)