Roma, 15 apr – “Il corridoio umanitario va costruito, quello che noi stiamo cercando di fare è di spostare nei paesi pre mare – quindi sulla costa africana – e anche più in profondità nella fascia sahariana dei centri di controllo, smistamento, analisi delle domande di asilo potenziali, andare un po’ all’origine”. Così Lapo Pistelli, vice ministro agli Esteri, al Gr3 indica la soluzione per fermare gli sbarchi e affrontare il problema della Libia: “Da lì passano perché c’è un collasso istituzionale, il lavoro che noi stiamo facendo è offrire e cercare di raggiungere un embrione di governo di unità nazionale che rappresenti il primo punto di riferimento col quale ricostruire la Libia”. E aggiunge: “C’è una risposta di lungo periodo e una risposta di emergenza. Questo richiede politicamente di lavorare sulla stabilizzazione di quei teatri di crisi che producono queste centinaia di migliaia di disperati, in arrivo in Europa. All’Europa di mettersi una mano sulla sul cuore e dire siamo oltre 500milione di persone, possiamo ridistribuirci equamente un carico di disperati che arriva nei nostri paesi? Immaginare molto semplicemente, di poter chiudere questo mondo fuori dalla porta di casa, tirando bene il paletto è un’illusione”. All’Europa Pistelli chiede quindi una “sensibilizzazione molto urgente, il ritmo con il quale costruiamo le soluzioni legislative organizzative è troppo lento rispetto all’incalzare degli eventi”.
(red)