Roma, 16 ott – Più controlli, più prevenzione e più ricerca. A tutti i livelli e con diversi mezzi, visto l’investimento di 900 mila euro a favore delle campagne informative e l’impegno a creare banche dati sul fenomeno. Il ministro della Salute Livia Turco e il ministro delle Politiche giovanili e delle Attività sportive Giovanna Melandri hanno sottoscritto con il presidente del Coni Giovanni Petrucci un atto di intesa in materia di lotta al doping che ha lo scopo di rendere più efficace il sistema italiano di prevenzione e contrasto del doping, creando uno stabile coordinamento tra la “Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive” e la Commissione Coni-Nado. Il coordinamento riguarda in primo luogo l’attività antidoping e, al fine di ampliare i settori dello sport controllati, prevede programmi di controllo che abbiano come target non soltanto gli atleti di vertice o che gareggiano nello sport professionistico, ma anche quei settori giovanili e amatoriali nei quali il fenomeno si sta espandendo in maniera preoccupante. Si è concordato, quindi, di riservare alla Commissione i controlli sullo sport agonistico di livello nazionale e internazionale, in aderenza a quanto previsto dal codice mondiale antidoping dell’Agenzia mondiale antidoping (Wada). Alla Commissione interministeriale sono affidati, invece, principalmente i controlli sanitari antidoping sulle attività sportive non agonistiche e agonistiche non aventi rilievo nazionale. Tale coordinamento si è reso ancor più necessario considerando che l’Italia è in procinto di ratificare la Convenzione internazionale contro il doping nello sport promossa dalla Conferenza generale dell’Unesco e già firmata da 140 paesi. L’Intesa consente inoltre di razionalizzare le risorse, evitando inutili sovrapposizioni, attraverso una programmazione annuale concordata di interventi che verrà verificata con cadenza almeno trimestrale e riconosce un’importanza strategica alla prevenzione del doping. Il ministero della Salute in tale ottica sta incoraggiando le Regioni a istituire Laboratori antidoping regionali, come previsto dalla legge. Dare maggiore rilievo alla prevenzione a livello locale permetterà alle Regioni stesse di svolgere un ruolo diretto per la prevenzione di tale fenomeno. I laboratori regionali svolgeranno, infatti, un ruolo fondamentale nelle attività di controllo ma anche di verifica, attraverso le sezioni di analisi clinica, di coloro che si sono esposti a sostanze vietate per doping. Attualmente è stato riconosciuto il primo laboratorio regionale della Toscana; sono in via di accredito i laboratori del Piemonte e del Veneto. Si auspica che entro breve tempo anche altre Regioni del Centro Sud possano presentare domanda di accreditamento. Attraverso campagne di formazione e informazione, mirate principalmente ad aumentare le conoscenze sui danni alla salute derivanti dall’uso od abuso di sostanze vietate per doping, si cercherà di raggiungere il maggior numero di sportivi, specialmente giovani, coinvolgendo sia le istituzioni quali le Federazioni sportive e gli Enti di promozione, sia le istituzioni scolastiche. Quest’anno, ricorda una nota, il ministero della Salute ha pubblicato un bando mettendo a disposizione circa 900 mila euro per finanziare campagne di prevenzione che coinvolgano direttamente i giovani studenti e chi pratica le attività sportive. Nel campo della ricerca l’atto di intesa crea positive sinergie. Con la collaborazione del Coni, infatti, si potranno individuare le nuove frontiere del doping, validare nuove metodiche analitiche antidoping e verificare i possibili danni alla salute. In particolare il ministero della Salute ha attivato quattro bandi di ricerca investendo per ognuno 1 milione e 200 mila euro. L’iniziativa rappresenta una peculiarità del nostro ordinamento. L’Italia è, infatti, uno dei pochissimi Paesi ad investire risorse finanziarie nella ricerca contro il doping. Destinatari di tali finanziamenti sono stati principalmente università, enti di ricerca, e aziende sanitarie locali. La ricerca ha approfondito anche aspetti socio-sanitari, ampliando così le conoscenze del fenomeno doping soprattutto riguardo gli aspetti motivazionali che portano i giovani ad assumere sostanze dannose per migliorare le performance sportive. Le parti si sono, inoltre, impegnate a condividere i dati in loro possesso sul doping al fine di creare banche dati comuni che possano fornire informazioni più complete sul complesso fenomeno.
(Caf)