Milano, 16 ott – C’era una volta un Fenomeno. C’era una volta Ronaldo Luís Nazário de Lima, uno dei più forti attaccanti di tutti i tempi, un misto di tecnica e potenza, come tutti i grandi campioni moderni, che ha realizzato 284 reti con le maglie dei club in cui ha militato (Cruzeiro, Psv Eindhoven, Barcellona, Inter, Real Madrid e Milan) e 62 con la divisa verdeoro della nazionale brasiliana. C’era, appunto. Perché, oggi come oggi, Ronaldo è un fenomeno calcistico non identificato, soggetto talvolta ad avvistamenti fugaci nei dintorni di Milanello e nulla più. Tutta colpa di un infortunio risalente allo scorso luglio, nato male e curato peggio, la cui guarigione sembra sempre sul punto di essere completata salvo venir continuamente rimandata. L’ultima puntata della telenovela si è avuta proprio oggi, quando Carlo Ancelotti ha affermato: “Non ci sono certezze che Ronaldo giochi domenica: sta lavorando bene ma non bisogna avere fretta. Valuteremo assieme. Quando comincerà ad allenarsi con la squadra, vorrà dire che starà bene, però poi ci sarà da valutare ancora il contatto con la palla”. Parole che sarebbero normali se rilasciate a qualche giorno di distanza dal guaio muscolare, ma che suonano inquietanti dopo due mesi e mezzo. Ciò che stupisce, in particolare, è l’incapacità di saper fissare date certe e scadenze unanimemente accettate da giocatore, medici e società. Ogni previsione di rientro finisce infatti per essere smentita dall’una parte o dall’altra, il che non lascia certo trasparire rapporti sereni in casa rossonera. Solo ieri, del resto, il giocatore ha finito per contraddire addirittura le parole di Adriano Galliani. “C’è una possibilità che Ronie possa giocare domenica con l’Empoli”, aveva detto, infatti, l’amministratore delegato del Milan. Solo poche ore dopo, però, lo stesso campione brasiliano raffreddava ogni accenno di ottimismo: “Non ho sentito quel che ha detto Galliani, ma le cose che ho detto io non cambiano. Ho visto un po’ di notizie sbagliate negli ultimi giorni. Abbiamo già fatto uno sbaglio, non vogliamo sbagliare ancora, perciò usiamo tutta la prudenza e la tranquillità necessarie, tutta la tranquillità del mondo. Ma i tifosi non devono preoccuparsi, ci siamo quasi per il mio ritorno”. Una doccia gelata che in via Turati immaginiamo sia piaciuta poco. Tutta la storia di quest’infortunio, del resto, sembra tratta da una commedia degli equivoci. E’ il 31 luglio quando, durante la presentazione ufficiale della nuova maglia rossonera, Ronaldo prende il pallone e distrattamente lo calcia lontano. Immediato il fastidio alla coscia, il brasiliano si accascia al suolo dolorante. E’ l’ultimo infortunio di una lunga serie, dalla calcificazione della rotula destra che lo costringe ad otto settimane di stop nella sua seconda stagione olandese al giallo dei mondiali francesi, in cui accusa un misterioso malore a poche ore dalla finale che ne provoca un ricovero-lampo in ospedale dalle dinamiche mai chiarite; dall’infortunio al tendine rotuleo del ginocchio destro nel novembre 1999 all’incidente fotocopia nel giorno del rientro durante la finale di Coppa Italia all’Olimpico. Il problema muscolare patito a San Siro viene inizialmente sottovalutato dal Milan Lab del dott. Messerman, tanto che il Fenomeno prima fugge in Brasile e poi chiede un assai poco gradito (dai rossoneri) consulto al dott. Combi, medico sociale dell’Inter. Di lì in poi è un continuo di speranze, delusioni e incomprensioni. Pian piano il giocatore ricomincia a correre, ma da mesi ormai non si allena col gruppo, il che di sicuro non lascia immaginare un pronto rientro. Ma, si sa, nelle telenovelas brasiliane i colpi di scena sono sempre all’ordine del giorno.
(Asc/Cog)