Roma, 16 ott – “Il Partito democratico non è ancora nato e già sta imponendo una riflessione, sia alla nostra sinistra sia nel centrodestra, sulla necessità di intraprendere processi di aggregazione e di semplificazione politica e partitica”. Negli ultimi giorni, precedenti alle primarie del Partito democratico, questa frase era diventata una delle più pronunciate dal segretario dei Ds Piero Fassino. Ora le primarie ci sono state ed hanno coinvolto un numero inaspettatamente alto di cittadini. Passato il ciclone 14 ottobre, dato per nato il nuovo partito (anche se ufficialmente occorrerà aspettare il congresso fondativo), il ragionamento di Fassino si fa più che mai attuale. La previsione del leader della Quercia è diventata un dato di fatto che ha finito per coinvolgere tutto il panorama politico italiano. Partendo dall’area dei partiti dell’attuale maggioranza, la situazione che sembra più chiara è quella che riguarda la Costituente socialista. Entro breve il Partito socialista, inquadrato nel Pse a livello europeo, prenderà vita, grazie all’iniziativa dello Sdi di Enrico Boselli, dei Socialisti italiani di Bobo Craxi, dall’ex-Ds ed ex-Sd Gavino Angius e dei transfughi del Nuovo Psi Gianni De Michelis e Alessandro Battilocchio. Proprio quest’ultimo afferma che “la nascita del Pd apre spazi ampi ed evidenti, ora sta a noi essere all’altezza della situazione e rilanciare la presenza di un partito fortemente ancorato al socialismo internazionale”. Spostandosi a sinistra del Pd, è il capogruppo di Rifondazione comunista alla Camera Gennaro Migliore a intravedere nuovi spazi: “La strada della sinistra è ora più larga perché si chiarisce il quadro politico e noi siamo impegnati alla ricostruzione di uno spazio della sinistra larga che in qualche modo si incontrerà anche il 20 ottobre”. A dire il vero la situazione della sinistra radicale è ben più complicata rispetto a quella dell’area socialista. E proprio la manifestazione del 20 ottobre potrebbe evidenziare le divergenze che ancora permangono tra Prc, Pdci, Verdi e gli ex-diessini di Sinistra democratica. Mentre le prime due forze saranno presenti in massa a Roma, i Verdi e, soprattutto, il movimento di Fabio Mussi non hanno ancora sciolto la loro riserva. Diffidenze restano, dentro Rifondazione comunista, per la stessa creazione della cosiddetta Cosa rossa. Le anime più critiche ed esterne del Prc fluttuano tra chi non vuole alcuna fusione e tra chi vorrebbe una riedizione in formato mignon del partito comunista con la sola aggregazione con il Pdci di Diliberto. Proprio il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto è uno dei maggiori promotori dell’unione a sinistra, così come l’ex Ds Pietro Folena. I problemi però rimangono. Il segretario del Prc Giordano, incalzato dal presidente della Camera Fausto Bertinotti, spinge per realizzare il partito unico entro un anno, ma già si parla dell’eventualità di una federazione. Le divergenze tra le forze in campo sono forti, come per esempio si è evinto dalla diversa posizione tenuta da Prc e Pdci da una parte e Verdi e Sd dall’altra sul nodo welfare e pensioni. Altro aspetto non secondario di confronto sarà la collocazione internazionale dell’eventuale partito unico. Il Prc è tra i fondatori del movimento della Sinistra europea, di cui Bertinotti è presidente, mentre Mussi e Salvi sono usciti dai Ds proprio perché non veniva loro assicurata la permanenza dentro il Partito socialista europeo del Partito democratico. Al centro si attende con frenesia il varo della legge elettorale. In particolare, sarà decisiva la scelta che farà l’Udc. Con un sistema elettorale ispirato al proporzionale tedesco, sponsorizzato da sempre dal partito di Casini, la formazione della Cosa bianca, la riaggregazione delle forze più orgogliosamente ex-Dc potrebbe prendere vita. E’ ciò che si augura Clemente Mastella, che ha già dato la disponibilità dell’Udeur, e pure il “family-man” Savino Pezzotta. Nel caso in cui il Parlamento dovesse però recepire le indicazioni, che potrebbero diventare obblighi, dei referendari, e quindi optare per un rafforzamento del bipolarismo e una conversione completa al maggioritario, il grande centro finirebbe per rimanere solo un sogno di pochi. Sicuramente non di Cesa e Casini. I due hanno già dichiarato che, nel caso la nuova legge elettorale sia diversa da un proporzionale puro con alta soglia di sbarramento, la Cosa bianca non avrebbe senso. Si riaprirebbe quindi il dialogo con il centrodestra. E qui si entra nell’ultimo grande campo di aggregazione che potrebbe a breve investire il panorama politico italiano. Con l’approssimarsi del referendum (tra aprile e giugno 2008), e la mancanza di un approdo sulla nuova legge elettorale, l’Udc sta ricucendo lo strappo della “doppia opposizione” teorizzata dagli stessi centristi per contrastare “la sindrome da spallata” della Cdl in versione ridotta. Ecco dunque la “partecipazione ideale” di Casini alla manifestazione di An a Roma di sabato scorso. Proprio dal partito di Gianfranco Fini arriva l’invito ad accelerare. Abbandonato per il momento il progetto del partito unico (nonostante il portavoce di Silvio Berlusconi continui a sostenere che “il sogno del Cavaliere sia quello di lasciare in eredità un grande Partito delle Libertà”), ci si concentra sulla nascita di una federazione, senza escludere né l’Udc né la Lega Nord. “Se noi ci federassimo – afferma Ignazio La Russa – realizzeremmo qualcosa che per il centrosinistra è semplicemente impossibile anche solo ipotizzare: faremmo confluire nello stesso soggetto tutti i partiti della Cdl, non solo due come con la nascita del Partito democratico”.
(Clg)