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Modena, al Palazzo dei Musei “Le urne dei forti”

it@withub.it by it@withub.it
24 Aprile 2015
in Archivio speciali - Mostre
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A MODENA “LE URNE DEI FORTI”
Fino al 7 giugno la mostra “Le urne dei forti. Storie di vita e di morte in una comunità dell’età del bronzo”, a Palazzo dei Musei di Modena, mette in scena le scoperte derivate dagli scavi nella necropoli dell’Età del Bronzo di Casinalbo e da ricerche con nuove tecniche archeologiche. Il sepolcreto fu scoperto a fine ‘800 in prossimità di uno di quegli abitati dell’età del bronzo, noti come “terramare”, che a partire dal 1650 a.C. si diffusero nella pianura padana. I nuovi scavi hanno consentito di indagare circa un quinto dell’estensione presunta dell’intera necropoli, 12.000 mq, e di recuperare oltre 600 tombe, costituite da pozzetti entro cui erano sistemate le urne cinerarie con i resti dei defunti. Nel settore interessato dagli scavi sono stati individuati sentieri che isolavano nuclei di sepolture e aree dove si svolgevano rituali precedenti e successivi al rogo funebre. Questi ultimi, ricostruiti grazie alle evidenze archeologiche, richiamano con forza quelli che Omero descrive nell’Iliade raccontando i funerali di Patroclo e quelli di Ettore. Il percorso della mostra presenta gran parte delle urne e dei corredi scoperti a Casinalbo, accompagnati dai reperti di altre necropoli e contesti cultuali dell’età del bronzo dall’Emilia Romagna, dal Veneto e dal Piemonte e affiancati da immagini, testi, video, slideshow, strumenti multimediali. La mostra offre lo spunto per visitare il vicino Parco della Terramara di Montale, appena riaperto: un museo all’aperto dove è stata ricostruita una parte dell’antico villaggio. Due tappe per un viaggio nella quotidianità di 3500 anni fa. (red)

LA GRANDE GUERRA IN UNA CAMERA
Fino al 24 maggio, al Mic – Museo Interattivo del Cinema di Milano, la mostra “La camera della guerra. Mostra interattiva sulla Grande Guerra” offre la possibilità di vivere un’esperienza unica: utilizzare autonomamente un visore stereoscopico della fine del XIX secolo, fornito di ben 154 fotografie della guerra Italo-Austriaca del 1915-18 impresse su lastre di vetro. Il fascino di queste immagini risiede nella rarità e nella crudezza dei soggetti immortalati (le trincee, i feriti, i corpi straziati), nella visione tridimensionale dovuta alla stereoscopia e nella modalità della loro consultazione, che prevede eccezionalmente l’utilizzo diretto da parte del visitatore. La sala cinematografica del MIC diviene così una camera della guerra, dove chi entra può sperimentare una duplice esperienza visiva e sonora. Da solo e per un periodo di tempo limitato, il visitatore può osservare le fotografie direttamente nello stereoscopio mentre l’ambiente viene sonorizzato con musiche d’epoca, canzoni militari, rumori e voci che rievocheranno suggestivamente le atmosfere del campo di battaglia. Nel percorso della mostra sono presentate anche mappe interattive che mostrano la collocazione dei fronti e permettono di individuare i luoghi che hanno fatto da scenario ad alcuni importanti film dedicati al conflitto. Inoltre scattando un selfie di guerra, il visitatore potrà immortalarsi travestito da soldato al fronte. All’ingresso del museo si può provare la Mash Machine, una macchina interattiva che permette di mixare suoni, ritmiche e voci creando un sound personale e originale: canti alpini, melodie d’epoca, rumori di bombe, spari, granate accanto a basi ritmiche da mescolare per creare la colonna sonora alla propria visita. In chiusura della manifestazione, domenica 24 maggio, proprio nella data in cui 100 anni fa l’Italia dichiarava guerra all’Austria- Ungheria, un concerto del coro dell’Associazione Nazionale Alpini di Limbiate riempirà la sala cinema dei canti che infondevano coraggio e speranza ai ragazzi delle trincee. (red)

I TUNNEL DI PAOLO NOVELLI
L’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam presenta, fino al 16 maggio, la mostra “Interiors” del 39enne fotografo Paolo Novelli. Il tema di “Interiors” è quello dei tunnel stradali, qui raffigurati attraverso una serie di scatti, realizzati di giorno, posizionando rischiosamente il cavalletto della macchina fotografica in mezzo alla sede stradale, nelle brevi pause di transito dei veicoli. A differenza di altri lavori sul tema del tunnel, essenzialmente strutturati in “campi lunghi” e prospettive geometriche, qui l’attenzione viene spostata esclusivamente su un ”interno” isolato, senza nessun legame con “ l’esterno”, con un intento legato metaforicamente al tema dell’ “ossessione” dell’uomo contemporaneo. Il tunnel viene quindi inteso, non come luogo di transizione, bensì come spazio chiuso, senza uscita, angusto, simbolicamente teatro dei travagli interiori dell’uomo.

A ROMA I DISEGNI DI BERNINI
È la prima volta che una mostra così ricca per numero ed importanza viene dedicata alla produzione grafica del “principe” del barocco italiano, Giovan Lorenzo Bernini. Dopo una recente tappa a Lipsia, l’esposizione “Il laboratorio del genio”, arricchita anche da dipinti, sculture ed oggetti opera dello stesso cavalier Bernini, è ospitata a Roma nelle prestigiose sale espositive della Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini fino al 24 maggio. Il Museum der bildenden Kunste di Lipsia conserva, con più di 200 fogli, uno dei più ampi fondi di disegni di Giovan Lorenzo Bernini, che documentano quasi tutto l’arco della vita artistica di Bernini e molti dei suoi progetti chiave che hanno segnato così profondamente il volto di Roma e fornito modelli artistici per il Barocco in Europa e nel mondo. Ci sono, ad esempio, disegni per la Cappella Chigi a Santa Maria del Popolo e per la Cappella Cornaro a Santa Maria della Vittoria, ma anche per la Fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona. Particolarmente numerosi i disegni che riguardano la Basilica di San Pietro e la sua decorazione, dal Baldacchino alla tomba di Urbano VIII, dalla Cathedra Petri al Colonnato della piazza e alla Scala Regia. Provenienti in parte dalla collezione della regina Cristina di Svezia, i disegni furono acquistati dalla città di Lipsia nel 1713 da un antiquario romano, il priore Francesco Antonio Renzi. Questo tesoro è rimasto dimenticato negli scaffali della Ratsbibliothek, la biblioteca comunale di Lipsia, fin quando non furono scoperti e pubblicati nel 1931 da Heinrich Brauer e Rudolf Wittkower. Solo nel 1960 i volumi furono smembrati e i fogli montati singolarmente. (red)

LEONARDO A SINGAPORE
Ventisei fogli originali del “Codex Atlanticus” di Leonardo Da Vinci e 6 dipinti di scuola leonardesca provenienti dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, sono i grandi protagonisti della mostra “Da Vinci: Shaping the Future”, in programma fino al 17 maggio all’ArtScience Museum di Singapore. Le opere del genio del Rinascimento sono esposte per la prima volta nel Sudest asiatico, grazie al supporto della Fondazione Cardinale Federico Borromeo, rafforzando a livello internazionale la reputazione della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, come uno dei musei di arte antica più importanti al mondo. Il percorso espositivo si focalizza sui cinque principali campi d’indagine di Leonardo: la matematica, le scienze naturali, la tecnologia, l’architettura e la musica. Il Codice Atlantico è la più ampia e stupefacente collezione di scritti e disegni di Leonardo da Vinci e abbraccia l’intera vita intellettuale dell’artista, per un periodo di oltre quarant’anni, dal 1478 al 1519. In esso si trovano i contributi dedicati alla meccanica, alla matematica, all’astronomia, alla botanica, alla geografia, alla anatomia e alla fisica. Tra le pagine più preziose esposte nel museo della Città Stato, vi sono quelle che racchiudono gli studi sulla dinamica del volo degli uccelli. Secoli prima della costruzione del primo aereo, Leonardo aveva ideato un ampio numero di dispositivi per consentire all’uomo di volare. All’ArteScience Museum sarà presentato il disegno dell’Ala meccanica, realizzato nel 1490 circa. Modellato sulle ali degli uccelli, questo progetto pone le basi del moderno aeroplano e testimonia la natura innovatrice di Leonardo e di pensatore che anticipava i tempi. Al museo di Singapore si possono inoltre di ammirare alcuni capolavori di scuola leonardesca, che comprendono dipinti come San Giovanni Battista (1480-1524 ca.), L’adorazione di San Rocco (1520-1530 ca.), e Ritratto di dama (1490-1495 ca.). Accompagna la visita una sezione con le riproduzioni digitali delle restanti pagine del Codex Atlanticus e una serie di modelli delle sue invenzioni. (red)

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