La prima è andata. La fiducia sull’articolo 1 dell’Italicum, posta dal governo ieri tra le proteste delle opposizioni e le dissociazioni della minoranza del Partito democratico, alla fine passa senza tanti scossoni nei numeri, con 352 voti a favore e 207 contrari.
DIVISA LA MINORANZA PD – E alla fine a spaccarsi non è tanto il Pd, come temuto, quando semmai la sua stessa minoranza, che si divide letteralmente in due. Nessuno si decide a votare contro la fiducia; una quarantina di Area Riformista alla fine addirittura vota a favore perché, spiega Matteo Mauri a pochi minuti dalla chiama “consideriamo un errore la fiducia, ma se non passa il governo cade e sarebbe da irresponsabili non votarla. Lo spirito con cui votiamo è quello di una minoranza solida, in una logica di autonomia delle idee ma di responsabilità dei comportamenti”.
38 DEPUTATI NON VOTANO – A metà del guado ci sono i 38 deputati, tra cui i big Bersani, Bindi, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Epifani, Letta e Speranza la cui linea è quella di non partecipare al voto. E che Alessandro Di Battista, di M5S, non risparmia lo stesso: “I vari Cuperlo, Bersani e Civati se possibile sono ancora più responsabili dello sfascio di questo sistema, perché quando potevano opporsi non si sono opposti. O si fa parte del Pd, o non si fa parte del Pd”. A Bersani e Letta, peraltro, arriva anche la ‘ramanzina’ di Matteo Orfini, presidente Pd, che festeggiando la prima vittoria dell’ala governativa del partito si meraviglia “che figure come loro, che hanno avuto incarichi importanti, non abbiano votato la fiducia in un momento così delicato”. Ad ogni modo, spiega Orfini, “si è dimostrata una compattezza ampia in una fase così delicata, rivolgo un appello perché nelle prossime due votazioni conceda la fiducia anche chi non l’ha votata stavolta”.
LA FIDUCIA SUGLI ALTRI DUE ARTICOLI – E’ la vittoria di Matteo Renzi, che alla Stampa stamattina spiegava che “non siamo prepotenti e arroganti, stiamo solo facendo il nostro dovere. Non possiamo fermarci alla prima difficoltà Se accettiamo anche noi – come accaduto troppo spesso in passato – di vivacchiare e rinviare, tradiamo il mandato ricevuto alle primarie, dal Parlamento, alle europee”. Domani intanto si torna a votare la fiducia sugli altri due articoli, e sarà anche il momento di verificare se la giornata di oggi, nella minoranza, avrà lasciato un segno. (Sis – 29 apr)