Mosca, 18 ott – Nell’ormai consueto “botta e risposta” annuale con i suoi concittadini trasmesso in diretta televisiva, interpretato questa volta dai media russi come una sorta di messaggio d’addio, Vladimir Putin ha annunciato in mattinata che la Russia sta lavorando allo sviluppo di nuovi tipi di armi nucleari, nell’ambito di un piano per potenziare il sistema di difesa del Paese. Parole che hanno trovato ulteriore conferma da parte del portavoce delle forze strategiche federali il quale ha anche annunciato il successo del test sul nuovo vettore: “il missile ha colpito l’obiettivo stabilito, situato nella penisola siberiana della Kamchatka, sulla costa del Pacifico”. Toni a dir poco da guerra fredda, ancor di più se si pensa per Putin questo è solo “l’inizio”: “I nostri piani – ha affermato il capo del Cremlino – vanno fino 2015, e prevedono lo sviluppo e l’ammodernamento di tutti i tipi di armamenti: mezzi di terra e missilistici, aviazione e flotta, inclusi i sommergibili atomici”. A dare “il destro” al presidente per effettuare una “frenata” diplomatica è stato un radioascoltatore che suggeriva l’installazione di un sistema anti-missile analogo a quello statunitense “per difenderci dalla Polonia”. Al che Putin ha precisato di non aver fortunatamente alcuna intenzione di entrare in collisione con gli americani sul progetto di scudo spaziale in Europa dell’est, ma di ritenere comunque doveroso da parte di Washington un chiarimento su quali siano le “minacce” percepite dall’amministrazione americana. Il che, in soldoni, significa capire se il pericolo provenga dall’Iran, dalla Corea del nord o da altri paesi. Intervenendo invece sulle prossime elezioni presidenziali, Putin ha ammesso che nel 2008 “ci sarà un altro al Cremlino”, e che “la mia presenza nella lista dei candidati alla Duma” deve essere letta come una garanzia “che il parlamento sarà in grado di preservare le conquiste fatte”, ovvero che “se al posto mio arriverà qualcuno che vorrà mettere le mani sulle riserve valutarie, la Duma potrà impedirlo”. L’economia del paese gode di ottima salute: “per la prima volta – ha sottolineato Putin – la crescita non è più legata all’export di materie prime. I due terzi sono connessi a fattori produttivi, in primo luogo l’edilizia, che ha segnato un 25% in più rispetto allo scorso anno”. Dati positivi anche sull’afflusso di investimenti diretti stranieri, che hanno raggiunto i 16 miliardi di dollari. “Sul piano sociale” ha aggiunto “i salari sono cresciuti del 14% e le pensioni del 21% al netto dall’inflazione”.
Putin ha parlato anche di terrorismo interno, sottolineando come questo fenomeno sia in netto calo, “il piano antiterrorismo varato dal Cremlino e la nuova politica sociale inaugurata nel Caucaso del nord hanno funzionato”. Nonostante la persistenza di alcune sacche di oppositori, per lo più supportati dal network del terrorismo internazionale, il presidente è convinto che i ceceni “sono stufi della guerra, vogliono la normalizzazione”. Putin non mente, i dati del Cremlino confermano le sue dichiarazioni: nel 2005 gli atti di terrorismo furono 250, nel 2006 sono scesi a 130, e nei primi otto mesi di quest’anno sono solo 25. Ma Putin ha parlato proprio di tutto. Dalle minacce di attentato circolate prima del viaggio in Iran, bollate come un “tentativo di far saltare la sua storica visita nel paese degli Ayatollah”, alla situazione irachena. Putin ha ribadito che “il dialogo diretto è sempre preferibile, dà migliori risultati di qualunque sanzione, o addirittura dell’uso della forza”. Secondo il presidente russo gli Usa devono indicare una data precisa per il ritiro finale dall’Iraq. “Le nostre divergenze con gli americani consistono nel fatto che noi riteniamo indispensabile stabilire una specie di ‘deadline’ per permettere ai dirigenti iracheni di rafforzarsi e di stabilizzare la situazione interna”. “Gli americani mirano a mantenere ‘un regime di occupazione’ e questo “per noi è inammissibile”.