Roma, 18 ott – Nonostante l’accordo raggiunto ieri sera tra governo, industriali e parti sociali sul protocollo sul welfare non si placa il livello di tensione politica in vista della manifestazione promossa sabato dalle forze della sinistra radicale. Uno scontro che sembra ormai aver coinvolto al suo interno anche la Cgil, che ha vietato la presenza delle bandiere del sindacato durante il corteo. “Non dico nulla – si è limitato a dire Guglielmo Epifani, fra i firmatari dell’accordo – poiché qualunque valutazione io faccia diventa oggetto di polemica. Spero soltanto che sia una manifestazione partecipata perché questo rappresenta un valore”. Più nel dettaglio è entrato il presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Io una manifestazione senza bandiere non l’ho mai vista. Guardo con interesse di osservatore alla manifestazione di sabato ma scommetto che le bandiere ci saranno. Comunque – ha aggiunto – considero questa manifestazione come le altre che ci sono state nelle ultime settimane, come il terreno attraverso il quale si manifesta un protagonismo di partecipazione. Non posso militarvi, ma come rappresentante delle istituzioni è mio dovere evidenziarne il valore, soprattutto quando questo è nonviolento”. Duro invece il commento del segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi che critica apertamente la circolare con cui la Cgil vieta l’uso delle bandiere della confederazione alla manifestazione di sabato: “E’ una cosa ridicola – ha detto – il sindacato è composto da persone serie, fare circolari così non aiuta nessuno. Questa manifestazione – ha spiegato – è contro una politica economica che non cambia nulla della legislazione berlusconiana, ma, peggio, la rafforza in alcuni punti”. “Quella di sabato sarà una grandissima manifestazione – ha invece osservato il segretario del Prc Franco Giordano – con una rivendicazione sulla politica sociale ed economica. E sarà anche l’espressione di una forte soggettività unitaria a sinistra. Pericoli per l’Unione e il governo? Una manifestazione che rivendica l’attuazione del programma – ha osservato – non può essere una minaccia per il governo”. Convinto che la manifestazione non avrà alcuna ripercussione sul governo è anche lo stesso premier Romano Prodi, secondo cui “non accadrà assolutamente niente all’esecutivo” dopo sabato. Il presidente del Consiglio, protagonista di un colloquio con Giampaolo Pansa su l’Espresso, osserva come negli ultimi giorni ci siano state “tre grandi manifestazioni di società civile” quali “il referendum sindacale sul protocollo del welfare, la marcia di An per la sicurezza e le primarie per il leader del Pd. La manifestazione della Cosa rossa sarà la quarta, e concluderà un ciclo tutto a sostegno del governo. Perché – spiega – anche il corteo di An alla fine è stato a nostro favore: hanno saputo offrirci soltanto degli insulti, riscaldando molti simpatizzanti del Pd alla vigilia del voto”. Manifestazione a parte, l’attenzione politica comincia a spostarsi sul dibattito in aula che attende il protocollo sul welfare: se lo stesso Franco Giordano ritiene “che ci siano tutte le condizioni per migliorare il protocollo, soprattutto ma non solo sulla precarietà, in Parlamento”, il capogruppo di Idv alla Camera Massimo Donadi considera la partita sul welfare “chiusa”. “Dopo lo sforzo fatto per trovare una nuova intesa – ha osservato – pensare di rimetterlo in discussione in Parlamento, così come sta chiedendo la sinistra radicale, è un atto di irresponsabilità. Noi difenderemo l’accordo così com’è, e auspichiamo che il governo metta la fiducia sia alla Camera che al Senato”. Screzi che non sfuggono agli esponenti della Cdl: “Solo da noi si assiste a questo pendolo su temi così importanti – ha osservato il presidente dei deputati di An La Russa -. Sabato scenderà in piazza una parte della maggioranza contro il resto della maggioranza di sinistra, e ieri due ministri al Cdm si sono astenuti e altri due hanno dato una ridicola adesione condizionata al welfare. Anche in questa vicenda il governo manifesta la sua inconcludenza”.