Roma, 19 ott – “Con la pubblicazione del decreto, solo la scritta in etichetta ‘olio ottenuto da olive italiane’ garantirà la provenienza nazionale dell’extravergine in commercio per impedire di ‘spacciare’ come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, come è avvenuto fino ad ora senza alcuna informazione per i consumatori”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio, parlando della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 243 del 18 ottobre del decreto sull’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate nell’olio vergine ed extravergine. Un provvedimento che la Coldiretti aveva sostenuto, insieme alle associazioni dei consumatori, e per il quale ha raccolto nelle piazze un milione e mezzo di firme per una iniziativa di legge popolare in merito. “Finalmente dopo anni di battaglie in piazza e in Parlamento i cittadini potranno sapere da dove proviene l’olio che consumano tutti i giorni” ha sostenuto Marini nel sottolineare che “l’olio nuovo di quest’anno sarà il primo a poter essere imbottigliato con l’indicazione di origine obbligatoria in etichetta”. Si tratta – ha precisato il presidente della Coldiretti – “di una risposta coerente al desiderio di sapere da dove viene il cibo che acquistano espresso, secondo l’indagine Coldiretti/Swg, dal 98 per cento degli italiani e dal 97 per cento degli europei, che l’Unione Europea non potrà certo ignorare. Di fatto, attualmente, oltre la metà dell’olio ‘italiano’ venduto sul territorio nazionale – ha spiegato la Coldiretti – è spremuto da olive di cui non si conosce la provenienza che, grazie al provvedimento, dovrà invece essere indicata in etichetta per fare finalmente chiarezza per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto consapevoli”. “L’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto – ha sottolineato il presidente dei coltivatori – è un contributo alla trasparenza se si considera che nei primi sei mesi del 2007 si è verificato un aumento record del 30 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 10 per cento rispetto allo scorso anno su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti”. “Il decreto – ha riferito Marini – prevede che sulle confezioni di olio d’oliva vergine ed extravergine siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio, entro tre mesi dalla pubblicazione per consentire di etichettare in trasparenza il nuovo raccolto. Se le olive sono state prodotte in più paesi, questi andranno tutti indicati e per i trasgressori sono previste multe fino a 9.500 euro. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta consente anche di salvaguardare l’identità territoriale di un prodotto che è alla base della dieta mediterranea di fronte ad un preoccupante calo dei consumi familiari che in quantità nei primi sette mesi del 2007 si sono ridotti dell’1,2 per cento, secondo i dati Ismea Ac Nielsen”. In Italia si stima un consumo nazionale di 14 kg pro-capite con una prevalenza per l’extravergine con una percentuale del 78 per cento. L’Italia è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall’Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Dal punto di vista commerciale nel 2006, a fronte di una produzione stimata in 630mila tonnellate, le importazioni di 430mila tonnellate superano nettamente le esportazioni pari a 280mila tonnellate.
(Cog)