Federica Mogherini per conto dell’Ue ha illustrato alle Nazioni Unite la bozza del piano di azione europeo per affrontare l’emergenza immigrazione nel Mediterraneo. I punti principali sono quattro: aiuti ai paesi di origine e di transito dei migranti, controlli alle frontiere in Libia e nei paesi confinanti, suddivisione dei profughi attraverso un meccanismo di quote tra i Paesi dell’Unione e infine un’offensiva militare contro i trafficanti di esseri umani e gli scafisti.
Quest’ultima – che viene presentata come un’azione di polizia – assomiglia molto a una guerra, che può iniziare solo con il via libera del consiglio di sicurezza, chiamato a dare una patente di legalità internazionale alla missione che si propone di colpire e affondare le barche prima che accolgano a bordo i migranti.
Non si sa da chi la spedizione sarebbe composta e guidata, né quali sarebbero le regole d’ingaggio. Ma quale accoglienza potrebbe trovare una spedizione militare in Libia lo fa intuire ciò che è accaduto ieri al largo di Tobruk , dove l’aviazione di Al Thani – il leader riconosciuto dagli occidentali – ha bombardato una nave turca sospettata di portare rifornimenti agli islamisti, uccidendo un ufficiale.
Lo Spiegel ha potuto leggere il rapporto di 30 pagine che Mogherini ha inviato ai governi membri dell’Unione, e descrive uno scenario che prevede operazioni in mare e incursioni a terra. Un generale della guardia costiera libica di Tripoli, controllata dal governo islamista, ha spiegato però al FattoQuotidiano.it che colpire le imbarcazioni sarà tecnicamente molto difficile. I trafficanti si raggruppano sulla costa per mettere in acqua le barche cariche di migranti in punti sempre diversi e poi scompaiono in pochissimo tempo. Difficilmente le barche tornano vuote nello stessa località.
L’ipotesi alternativa a quella della guerra sarebbe quella di un accordo economico con Libia per bloccare il traffico dei migranti. Ma servirebbe un governo con cui trattare, mentre i governi sono due. (12 mag)