(13 mag) Chi dice Nilo dice molto più di un fiume. Il Nilo ha segnato la storia della grande civiltà egizia e ancora oggi è oggetto di studi e ricerche. L’Università degli Studi di Milano e il Centro Studi Sudanesi e Subsahariani – ad esempio – conducono in collaborazione ricerche archeologiche e paleoambientali nel Sudan centrale da numerosi anni. Recentemente, il gruppo di lavoro ha esplorato la sponda occidentale del Nilo Bianco, in prossimità della confluenza con il Nilo Blu. A queste attività ha ampiamente collaborato anche l’Università di Adelaide. I principali risultati della ricerca di terreno e di laboratorio sono oggetto di una pubblicazione scientifica apparsa sulla rivista “Quaternary Science Reviews”, in cui si descrive come, a partire da circa 10.000 anni fa, sia cambiato il regime idrico del fiume Nilo e quali siano state le conseguenze sul paesaggio fisico e sulle comunità di cacciatori e raccoglitori mesolitici che vivevano lungo le sue sponde. La regione è attualmente desertica, fatta eccezione per una striscia verde coltivata che corrisponde alle aree di esondazione del Nilo. Numerose evidenze geologiche ed archeologiche hanno però dimostrato che nel corso dell’Olocene (ovvero gli ultimi 10.000 anni) la stessa regione era densamente popolata da gruppi di pescatori-cacciatori-raccoglitori prima ed allevatori poi, la cui sopravvivenza era garantita da una maggiore disponibilità d’acqua, che sosteneva una buona copertura vegetale e contribuiva ad alimentare numerosi laghi, frequentati da animali selvatici. Quelle condizioni sono durate per circa 5.000 anni e l’ambiente di allora assomigliava, per certi versi, a quello che attualmente si osserva più a sud, sempre in Sudan e lungo numerosi altri grandi fiumi dell’Africa sub-sahariana. (red)