Tra le sentinelle della modernità, i direttori dei quotidiani sono quelli più esposti alle insidie del nuovo. Combattono in prima linea per la sopravvivenza del bene che è stato loro affidato o che hanno creato. I più consapevoli e i più attrezzati, hanno la capacità di interrogarsi sulle ragioni di una crisi che, con l’informazione, rischia di travolgere anche la democrazia.
Lo fa Ezio Mauro in un saggio – “Babel” – scritto per Laterza insieme a Zygmunt Bauman, il sociologo polacco che meglio ha indagato sul passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna.
Quando i due si guardano intorno, vedono che sta vacillando tutta l’impalcatura dell’antica costruzione democratica: governi, parlamenti, corpi intermedi, soggetti sociali, antagonismi, partiti e movimenti. Osservano il declino delle grandi culture politiche e cominciano a dubitare che possa ancora esistere una pubblica opinione, pur essendoci un gran commercio gratuito di opinioni private ridotte nella pillola di un tweet, di un’invettiva, di una battuta.
E d’altra parte – si dicono – non può esistere pubblica opinione quando si è fatta incolmabile la distanza tra chi sta in alto e chi precipita, e quando sai che la tua partecipazione o il tuo rifiuto di partecipare avranno esattamente lo stesso effetto – cioè nessuno – sulle cose che ti stanno a cuore. Il miracolo che quotidianamente si compie sotto i nostri occhi è semmai che il vincente e lo scartato siano ancora vincolati dallo stesso patto di società, e che dunque regga la coesione sociale. Ma l’escluso – nota Ezio Mauro – vive in realtà ai margini della democrazia, ne usufruisce materialmente per una piccola parte, per il resto la considera un contesto estraneo e retorico, improduttivo.
C’è forte scetticismo sulla possibilità che alla deriva possa opporsi la politica. Proprio Bauman anni fa aveva visto venire avanti questo fenomeno: la politica ridotta a evento, il guru che sostituisce il leader, la notorietà che prende il posto della fama e la popolarità quello della stima.
E dunque? Osserva il direttore di Repubblica che un tempo, in alcuni regimi, bisognava difendere l’autonomia dell’individuo davanti alla totalità pervasiva del sistema che lo annullava. Oggi bisogna dare un valore alla solitudine del singolo, renderla intelligente, consapevole. Sembra un buona ricetta salvavita anche per un giornale. (15 mag)