New York – L’uso sempre più frequente di antibiotici nei paesi industrializzati sta favorendo la nascita di specifici geni di resistenza nei batteri intestinali: un campanello d’allarme preoccupante che può portare alla riduzione dell’efficacia dei trattamenti, con conseguenze dannose per la nostra salute. È uno dei risultati che emergono da un nuovo studio portato avanti da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna e pubblicato sulla rivista internazionale Current Biology. Lo studio, realizzato nel contesto di una collaborazione internazionale che coinvolge istituzioni di tre diversi paesi (Max Planck Institute, Germania; Istituto di Tecnologie Biomediche CNR, Milano; Università del Nevada, USA; Università di Bologna), è il primo al mondo ad analizzare il genoma delle centinaia di specie batteriche benefiche che popolano l’intestino umano degli Hadza della Tanzania (una delle ultime popolazioni di cacciatori-raccoglitori rimaste sul pianeta) mettendolo a confronto con quello di soggetti italiani provenienti dall’area urbana di Bologna. (9colonne)