Strasburgo, 27 mag – I “diritti negati” agli allevatori italiani e ai consumatori di conigli in Europa sono stati oggetto di un ricorso presentato dai legali dell’Anlac (associazione nazionale liberi allevatori di conigli) presso la Corte europea. Ci siamo rivolti alla Corte europea dei Diritti dell’uomo perché, afferma il presidente Saverio De Bonis, “ci sentiamo traditi dalla mancata implementazione delle misure di programmazione nazionale di settore e dalla Commissione europea che sta discriminando questo comparto”. Non si può continuare a lavorare – prosegue – con prezzi al di sotto del 38% rispetto allo scorso anno, senza adottare nessuna misura di tutela verso le importazioni sottocosto provenienti dalla Cina e dalla Francia e senza nessun contrasto a manovre illecite che tentano di limitare la libertà economica degli allevatori italiani, primi in Europa”. Secondo l’Anlac, i dubbi sollevati dallo studio sull’ inopportunità di estendere l’etichettatura di origine obbligatoria per prodotti di nicchia “non appaiono convincenti, in quanto nel nostro Paese anche gli ovi-caprini hanno le stesse quote di consumo pro-capite della carne di coniglio, ma godono dell’ obbligo di informare i consumatori. La raccomandazione da parte della Commissione europea, benché priva di valore giuridico, è peraltro in netto contrasto con la volontà e gli impegni del Governo italiano”. “Occorre agire – conclude De Bonis – prima che sia troppo tardi e che il tessuto produttivo italiano che opera a libero mercato venga smantellato o passi nelle mani di tre gruppi industriali, in una deriva monopolizzante dannosa per i consumatori e per la libera concorrenza.
(red)