Roma, 27 mag – “Il Made in Italy è la prima garanzia per il nostro manifatturiero. No a compromessi”: commenta così Paolo Agnelli presidente di Confimi Impresa, la Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa Privata, la possibilità che durante il Consiglio Competitività che si terrà a Bruxelles domani si possa votare l’obbligo di indicare in etichetta il paese di provenienza della merce venduta in Europa solo per calzature e ceramiche. “Il Governo italiano ha già scritto al Presidente della Commissione Ue Junker. Bene ma non basta– dice Agnelli -, settori come calzature, tessile e moda, ceramica, gioielleria, mobile e arredo, edilizia valgono oltre 100 miliardi di esportazioni, chi si assumerà un naturale calo delle commesse e quindi dei fatturati a seguito di questa brusca e irresponsabile decisione?”. “Per l’industria manifatturiera in Italia – ricorda – l’etichettatura è garanzia e riconoscimento di una filiera, di un lavoro di qualità e di professionalità” e “rendere obbligatorio il Made In vorrebbe dire muoversi in due direzioni. Da una parte impedirebbe di lasciar intendere come europei, o peggio ancora italiani, prodotti magari scadenti realizzati altrove, dall’altra permetterebbe al consumatore di operare una scelta consapevole al momento dell’acquisto”. E conclude: “Non è solo una questione economica, ma anche politica. Rappresentare sempre una minoranza – anche per questioni prioritarie per il nostro Paese come il Made in Italy che è sinonimo di garanzia in tutto il mondo – mette in dubbio la nostra sovranità”.
(red)