L’organizzazione mondiale dei migranti ha calcolato che ogni anno il trasporto dei clandestini attraverso il Mediterraneo vale circa 10 miliardi. Per la criminalità si tratta della seconda industria, dopo il commercio delle droghe e prima della vendita delle armi. Attualmente un “biglietto” per i viaggi sui barconi costa tra i 3 e i 4 mila euro. Nei primi cinque mesi di quest’anno i migranti sbarcati sulle nostre coste sono stati 41 mila 700, contro i 40 mila dell’anno scorso. Come ha documentato Lorenzo Pacifico sul sito Lettera43 la tratta mediterranea è solo un segmento di un giro d’affari complessivo che sfiora i 34 miliardi, perché le varie mafie, dall’Isis a quella siciliana, propongono anche viaggi più costosi: in aereo da Spagna e Grecia fino al Sudamerica, dove ci sono meno controlli e da dove sarà più facile in futuro ritornare in Europa e con documenti falsi.
Oppure attraverso la Mauritania dove, con documenti falsi, si raggiungono le isole Canarie e il Marocco per poi imbarcarsi sui voli diretti a Madrid e Berlino.
Ma il vero affare resta quello dell’accoglienza. A fronte di migliaia di persone, tra militari e civili, che si sacrificano giorno e notte per salvare vite umane e per accudire i profughi, ce ne sono alcune decine che sulla disperazione altrui costruiscono le loro fortune, come dimostra l’inchiesta romana.
Lo Stato italiano spende quasi 2 milioni di euro al giorno per garantire la prima accoglienza ai migranti. Soldi che vengono girati a operatori privati, che gestiscono i 27 centri di prima accoglienza e si prendono in carico l’obbligo di fornire a chi arriva un letto, i pasti, il vestiario, i farmaci necessari e un paio di euro al giorno per le piccole necessità. Ciò che risulta incomprensibile, visto il ripetersi degli arresti, è che nessuno controlli se e come questi soldi vengono spesi. (4 giu)