Roma, 26 ott – Il Made in Italy, che in Serbia incide per il 78 per cento sugli scambi complessivi, è più che raddoppiato in un anno passando da quasi 40 milioni ai 90,9 del primo semestre 2007. La meccanica rimane in testa con 119,3 milioni di euro di merce esportata fino a giugno 2007, con una crescita del 27,7 per cento rispetto allo stesso periodo del 2006, mentre le performance di crescita migliori sono quelle registrate dal settore dei metalli (+52,5 per cento) e dei mezzi di trasporto (+40 per cento).Sono tredici le zone franche della Repubblica serba che offrono importanti vantaggi alle imprese che vogliono sviluppare la loro presenza nei Balcani e intendono aprire una via verso la Russia. Non si tratta soltanto di aree a tassazione agevolata: i vantaggi riguardano anche le procedure amministrative in Serbia, dove il Pil pro capite è cresciuto del 65 per cento negli ultimi tre anni e si prevede un ulteriore incremento in questo ultimo trimestre. Gli scambi commerciali da queste aree e per queste aree non sono soggetti a quote, permessi e licenze, e i beni prodotti in Serbia (tra questi, quelli con almeno il 50 per cento dei loro componenti serbi), sulla base di accordi di libero scambio, possono essere esportati senza dazi verso i paesi dell’area Seefta (Croazia, Bosnia Herzegovina, Montenegro, Macedonia, Albania, Bulgaria, Moldova) e verso la Russia. Investimenti di capitale, trasferimenti dei profitti e ritrasferimento degli investimenti possono avvenire all’interno delle ‘zone’ senza alcuna restrizione. Secondo i dati della Camera di Commercio italo-serba a Belgrado i principali investimenti italiani in Serbia effettuati negli ultimi due anni si sono concentrati in tre settori: finanziario, tessile e calzaturiero dove le aziende italiane sono diventate tra i principali player. Nel settore del tessile e dell’abbigliamento, alcune importanti aziende italiane già presenti progettano di aprire altri stabilimenti in Serbia, e talvolta si preparano a trasferire gran parte della propria produzione. Le nostre esportazioni del settore sono aumentate del 19,3 per cento nel primo semestre di quest’anno rispetto all’analogo periodo 2006 e si assestano ad un valore di 90,3 milioni di euro.
(Cat/Caf)