Certo non fu un grande spot a favore della class action l’idea di far causa allo Stato o alla Sisal per chiedere di risarcire i giocatori rovinati dal Superenalotto. Correva l’anno 2008 e il Codacons – per dare più forza alla rivendicazione – annunciò un esposto alla procura della repubblica di Roma in cui chiedeva il sequestro del jackpot. Il tutto ovviamente non ebbe alcun seguito, salvo il prevedibile pubblico dibattito sullo stato biscazziere, sul gioco come tassa sulla povertà, sul concetto di responsabilità individuale e su quello di azzardo morale.
Ma il cattivo uso della class action – che ora è legge per decisione unanime della Camera – non significa che questa pratica non possa invece rivelarsi molto utile per aumentare la qualità e l’efficienza del sistema sociale.
Lo spiega bene nel suo “Manifesto per un capitalismo popolare”, l’economista liberale Luigi Zingales , secondo il quale per limitare la forza del lobbismo occorre dare maggior potere ai consumatori. L’esercizio di questa forma di tutela collettiva risarcitoria potrebbe essere un incentivo importante al miglioramento dei servizi pubblici. Ce n’è bisogno in un Paese dove i ritardi di autobus e treni comportano che si perdano ogni giorno in media 51 minuti più del necessario per andare e tornare da scuola o dal lavoro.
Tra le migliaia di segnalazioni che consentono a Cittadinanzattiva di redigere il suo annuale rapporto sui disservizi, il 25% riguarda la telefonia fissa e mobile. E questo perché in Italia disattivare un contratto o cambiare operatore è ancora un azzardo, perché milioni di persone giudicano poco trasparenti le fatture e decine di migliaia ogni mese le contestano, perché molti non hanno l’adsl pur pagandola.
C’è molta insoddisfazione anche per il costo dei servizi bancari e finanziari, per la forte asimmetria informativa tra compagnie assicuratrici e clienti, per i ritardi nelle liquidazioni, per le tariffe dell’energia elettrica e del gas, per i tempi biblici con cui si amministra la giustizia. Per una class action non c’è che l’imbarazzo della scelta. (12 giu)