Buenos Aires, 29 ott – Da First Lady a Presidentessa. La vittoria al primo turno dell’affascinante cinquantaquattrenne Cristina Elizabeth Fernandez de Kirchner, inaugura una nuova “fase dinastica” nel paese sudamericano. La “Hillary latina”, infatti, succede alla Casa Rosada al marito Nestor che, dopo un solo mandato, forte della riscossa economica argentina, ha passato la mano cedendole, immaginiamo volentieri, il posto. Cristina, senatrice e avvocato, è il primo presidente donna eletto in Argentina, un Paese che sta riscoprendo la serenità dopo la grave crisi del 2001. Le dolorose e traumatiche vicende, oggi, sono alle spalle. Adesso, il Paese auspica che la nuova presidente ricalchi il canovaccio progressista del marito. Obiettivo: proseguire il rilancio dell’economia che, abbandonando le ricette del Fondo Monetario Internazionale, è riuscita a risollevare la nazione dall’ultima tragica bancarotta. La Kirchner è una donna tanto potente quanto indecifrabile: impossibile, per adesso, ottenere qualche dichiarazione ufficiale. Cristina, riservata come suo marito, non ha concesso interviste né ha accettato confronti pubblici. Candidata per il Fronte Nazionale per la Vittoria (ala sinistra del movimento peronista), è sposata dal 9 marzo 1975 con il presidente uscente, suo ex compagno di studi. Insieme da una vita, coniugano matrimonio e vittorie politiche. Dopo le nozze, per sfuggire alla repressione della dittatura, si trasferiscono in Patagonia, a Rio Gallego, dove si dedicano alla professione forense. Lei, Nel 1989 è eletta deputata provinciale, confermata nel 1993. Nel 1995 quindi, accede al Senato nazionale in rappresentanza di Santa Cruz. Due anni dopo è deputata nazionale mentre, nel 2001, torna in Senato per la stessa provincia. Nelle elezioni legislative del 2005 è ancora senatrice, stavolta per la provincia di Buenos Aires, guidando il Frente para la Victoria, una costola del Partito Giustizialista. La coppia ha due figli: Maximo e Florencia. Cristina, donna vistosa, attenta all’aspetto fisico, ha un carattere forte, che qualcuno definisce anche arrogante. Lei, nella sua autobiografia, si definisce “Energica e tenace. Chiedo molto agli altri, ma faccio lo stesso con me. Non sono terribile come sembro: mi ritengo una brava donna dal buon carattere”. L’autrice del libro, la giornalista Olga Wornat, traccia il profilo della ‘primera dama’ come “una donna indomabile, intelligente, ironica, trasgressiva e ambiziosa come nessun altra dopo Eva Peron”. Un’allusione evidentemente non casuale: la Fernandez eredita da Elvira la bandiera di “regina degli umili”, le doti retoriche, la passione per la moda e le accorciature. Anche se la neo presidente rifugge i paragoni: “Con Hillary abbiamo solo delle caratteristiche in comune: siamo state senatrici, avvocatesse e mogli di presidenti, non molto altro. Non voglio accostamenti con Hillary, né con Evita, né con nessun altro. Preferisco somigliare a me stessa”. Intanto, la polemica sul voto è presto sedata. I dubbi sulle presunte irregolarità che avrebbero caratterizzato il voto in Argentina si sono sciolti col passare delle ore. Del resto, le dimensioni del successo della Kirchner lasciano poco spazio alle perplessità: considerando lo spoglio del 96,30% dei seggi, infatti, la ‘first lady’ rastrella 8.177.305 voti (44,88%), davanti a Elisa Carriò della Coalizione civica (4.185.364 voti, 22,97%) e all’ex ministro dell’Economia Roberto Lavagna dell’Una (3.078.923 voti, 16,90%). Quasi nessun quotidiano argentino, del resto, cavalca la tigre della polemica. Ricardo Kirschbaum, direttore del Clarin, il principale giornale argentino, parla di “un trionfo nitido”. Non la pensa così, invece, il governatore di San Luis , Alberto Rodriguez Saa, che classificatosi al quarto posto con il 7,72% dei voti, commenta acido: “una giornata triste perché non abbiamo sconfitto i brogli. Tuttavia, noi continueremo sulla strada del peronismo”. Da questo fronte, giunge una risposta indiretta, proprio da Alejandro Rodriguez, il portavoce del candidato peronista Lavagna: “non si può parlare di imbrogli – dice – accettiamo, piuttosto, la volontà del popolo”.
(Pep)