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Napoli rende omaggio alla Medea di Pasolini

it@withub.it by it@withub.it
19 Giugno 2015
in Archivio speciali - Mostre
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NAPOLI, OMAGGIO ALLA MEDEA DI PASOLINI

Quaranta opere per attraversare la “Medea” di Pierpaolo Pasolini, trasferendo l’immagine cinematografica in suggestione pittorica e dialogando in ogni sequenza con la potente fotografia del film. Giovanni Robustelli, nella mostra “Medea – da Pasolini”, fino al 4 luglio a Napoli, a Castel dell’Ovo, rilegge uno dei soggetti più controversi della cultura di ogni tempo tramite opere che vanno da pannelli piccolissimi, di 10×10 centimetri, a grandi tele di 5×3 metri, su cui l’artista ha lavorato in acquerello e grafite, olio e vernici sintetiche. Robustelli ha voluto rielaborare l’immagine cinematografica di Medea. Nell’opera di Pasolini esiste una serie di contingenze linguistiche e ideologiche: l’opera lirica e la musica classica evocata dalla protagonista Maria Callas; il cinema di Pasolini, che contribuisce ad un discorso intellettuale portato avanti anche nel teatro di Carmelo Bene; il mito che proviene direttamente da Euripide e quindi dalla classicità come apoteosi dell’icona. Robustelli orchestra così una serie di opere che si organizzano ad un rimando continuo tra la fotografia del film e lo spazio del quadro, tra sequenze e tempo “percorribile” della superficie, tra simboli, icone e la loro frantumazione attraverso il segno.(red)

MILANO, RACCONTI TESSUTI DAL GOTICO AL RINASCIMENTO

La Galleria Moshe Tabibnia di Milano con “Racconti Tessuti. Arazzi e Ricami dal Gotico al Rinascimento” presenta, fino all’11 luglio, una grande mostra che svela per la prima volta alcuni tra i più rari e antichi esemplari di arazzi e ricami realizzati nei più importanti centri manifatturieri di area tedesca, francese, fiamminga e italiana, tra il ‘400 e il ‘700.  Occasione per questo viaggio lungo più di tre secoli di storia dell’arte tessile è l’uscita del volume, “Capolavori d’arte tessile. Gli arazzi e i ricami della Collezione Zaleski”, dedicato a una delle più importanti collezioni di tessili antichi al mondo. Nelle sale di via Brera, a due passi da Palazzo Reale, dove si svolgono nello stesso periodo le mostre “Il Principe dei sogni – Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino” e “Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza” e dalla Pinacoteca di Brera, la Galleria Moshe Tabibnia espone, attraverso un percorso cronologico, geografico e tematico, arazzi gotici di area svizzera e tedesca del ‘400, arazzi franco-fiamminghi e fiamminghi, realizzati tra il ‘400 e il ‘600 così come gli arazzi Millefleurs , Verdure e Feuille de Choux; arazzi e cuscini narrativi e allegorici del ‘500 e ‘600 e ricami europei sacri e profani dal ‘500 all ‘800. Una sezione è dedicata, come omaggio a Expo2015, a una selezione di tessili che, per i soggetti rappresentati e per l’uso d’origine, si connettono al tema del nutrimento nella storia e nella cultura, e al cibo come simbolo sacro (red)

PALERMO, LA “MACCHINA” DI TADEUSZ KANTOR

 Il Museo internazionale della Marionette di Palermo, fino al 5 luglio, espone la celebre installazione “Macchina dell’Amore e della Morte” che il grande regista polacco Tadeusz Kantor realizzò in occasione dell’invito per una nuova produzione teatrale che gli giunse nel 1987 da Antonio Pasqualino e dal Museo internazionale delle marionette di Palermo, e che è universalmente considerato uno dei lavori di maggiore importanza nell’ambito della sua produzione artistica. Nel 1937, ancora studente dell’Accademia di Belle Arti di Cracovia, Tadeusz Kantor allestì lo spettacolo per marionette “La morte di Tantagiles” di Maurice Maeterlinck. Sia le marionette che le decorazioni erano “ridotte nella forma a dei meccanismi” e rimandavano ad un contenuto fortemente simbolico, metafisico. A cinquant’anni di distanza, nel 1987, l’artista polacco decise di riprendere lo spettacolo con cui aveva esordito, ventiduenne, contrapponendo alla figurazione astratta di quella prima messa in scena, una seconda parte costituita da una figurazione più reale e consueta, in uno spettacolo che rivisitava il tema della morte fuso per la prima volta al tema dell’amore. Questo nuovo allestimento della “Macchina dell’amore e della morte” – che vedrà anche la “speciale” proiezione della pièce teatrale- è presentato insieme ad una selezione di fotografie realizzate da Lia Pasqualino durante la prima messa in scena palermitana, alcuni documenti video che vedono Tadeusz Kantor protagonista di documentari a lui dedicati e una intervista che lo stesso Antonio Pasqualino realizzò con il maestro polacco a Monreale, una manciata di minuti per raccontare un incontro speciale. (red)

VENEZIA, IL “CANDORE ARCAICO” DI ROUSSEAU

Personalità centrale della cultura figurativa tra la fine del XIX secolo e il rivoluzionario periodo delle avanguardie, Henri Rousseau (1844-1910), famoso per le atmosfere oniriche, le foreste e i paesaggi incantati, sfugge da sempre a qualsivoglia catalogazione. A Rousseau, detto il Doganiere, la Fondazione Musei Civici di Venezia, con la collaborazione speciale del Musée d’Orsay di Parigi, dedica, fino al 5 luglio, al Palazzo Ducale di Venezia, la mostra “Henri Rousseau. Il Candore Arcaico” che presenta oltre cento opere provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali (quaranta capolavori dell’artista e sessanta opere di confronto, tra cui di Paul Cezanne, Paul Gauguin, Giorgio Morandi, Carlo Carrà, Frida Kahlo e Pablo Picasso). E’ ammirare alcuni dei più celebri capolavori del pittore francese, come l’Autoritratto (1889-90) che l’artista considerava il primo “ritratto-paesaggio” della storia dell’arte, Il cortile (1896-98) acquistato personalmente da Kandinsky, La guerra o la cavalcata della discordia (1894) dipinta da Rousseau con quello sguardo innocente che Ardengo Soffici, suo grande estimatore, definiva ricco di “ingenuità da bambino”. Un “candore arcaico” che emerge anche nelle opere dedicate alla natura selvaggia e nelle famosissime giungle, di cui ben sei sono in mostra.(red)

GENOVA, VIAGGIO NELL’ESPRESSIONISMO TEDESCO  

In mostra fino al 12 luglio, al Palazzo Ducale di Genova, sotto il titolo di “Da Kirchner a Nolde, Espressionismo tedesco 1905-1913”, oltre 150 opere – tutte provenienti dal Brucke Museum di Berlino – tra dipinti, stampe e disegni dei fondatori del gruppo Die Brucke (“Il Ponte”), da cui derivò l’Espressionismo tedesco, movimento artistico che esprime temi come il disagio esistenziale, l’angoscia, la critica all’ipocrisia della società borghese. Munch e Ensor sono fonte d’ispirazione per gli esponenti del movimento tra cui spiccano Fritz Bleyl, Erich Heckel, Ernst Ludwig Kirchner, Karl Schmidt-Rottluff, Emil Nolde, Otto Dix, Max Beckmann e George Grosz. L’idea del grido interiore che porta in superficie il dolore degli artisti è una visione che getta le basi per la nascita dell’astrattismo, del quale Vasilij Kandinskij sarà il padre. La loro forma grafica espressiva era essenziale e alquanto semplificata. I loro modelli principali furono Van Gogh, Gauguin, Rousseau, Munch, Matisse, ma anche le figurazioni sintetiche dell’arte primitiva nonché le deformazioni espressive e le stilizzazioni dell’antica tradizione gotica tedesca. La pittura di “Die Brucke” si caratterizza per l’alterazione dello spazio e della prospettiva, la definizione di contorni netti e taglienti, spesso evidenziati da tratti di nero e l’impiego di tinte forti e contrastanti. Nelle composizioni domina spesso la figura umana, sotto forma di nudo, e compaiono altresì paesaggi, scene cittadine, interni. Un aspetto fondamentale della loro attività fu la produzione grafica, di cui diventarono maestri, specie nella pratica della xilografia.   (red)

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