(24 giugno 2015) C’è attesa per il consiglio europeo che domani dovrà decidere sulla ripartizione dei migranti tra i vari paesi dell’Unione. Nonostante l’Italia si senta in credito, la nostra delegazione non tratterà da una posizione di forza, perché l’Europa non si fida affatto di come l’Italia gestisce le migrazioni.
Le ragioni di questo pregiudizio negativo sono riassunte da Gianpiero Dalla Zuanna sulla rivista Il Mulino.
Gli italiani – secondo i nostri partner – cercano di fare i furbi non identificando i migranti, sperando che se ne vadano in Francia o in Germania. La furbizia italica ha generato anche la proposta di concedere a tutti un permesso temporaneo, per poter varcare legalmente il confine. Cosa che potrebbe portare al blocco di Schengen verso l’Italia, proprio in piena stagione turistica.
Vengono giudicati insufficienti i nostri accordi di riammissione con i Paesi da cui provengono i migranti che non hanno diritto all’asilo. Tanto che nel 2014 sono stati accompagnati a casa appena 15 mila dei 300 mila irregolari. Appare intollerabile la lentezza delle commissioni per concedere l’asilo e dei tribunali per discutere i ricorsi. Inconcepibile che mentre è in corso la procedura di concessione o negazione dell’asilo, procedura che può durare anni, chi lo richiede non abbia alcun obbligo di lavorare, anzi che questo gli sia espressamente vietato. Assurdo che per approdare al permesso di soggiorno si debba passare attraverso la clandestinità e si debba sperare nella sanatoria o nel fatidico click-day, mentre gli altri Paesi programmano entrate e permessi.
Sarebbe opportuno – osserva infine Dalla Zuanna, demografo e senatore del Pd – che gli avvenimenti di queste settimane inducessero il governo a rivedere tutta la partita delle migrazioni, con la stessa determinazione mostrata nella riforma del lavoro.