Intercettare la forte domanda dell’Italia nel mondo e valorizzare il nostro patrimonio all’estero attraverso lo strumento della diplomazia culturale. E’ questo il compito che spetta agli Istituti italiani di cultura, una rete in grado di esportare saperi e conoscenze e che permette di rilanciare l’immagine dell’Italia all’estero. Dopo otto anni di assenza, è ripreso l’appuntamento che vede riuniti i direttori di tutti gli Istituti, una tre giorni – dal 24 al 26 giugno – organizzati dal ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale per affrontare il tema della cultura come impulso per una maggiore internazionalizzazione. I lavori della conferenza, aperti presso l’Università per Stranieri di Perugia, sono proseguiti alla Farnesina per riflettere sul lavoro degli Iic in tema di diplomazia culturale. “La crescita della domanda di Italia nel mondo si esprime soprattutto nel campo dell’economia e della cultura” spiega il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che, aprendo i lavori della conferenza, lancia una sfida: “Abbiamo un prodotto ricchissimo, ma questa potenzialità ha bisogno di un lavoro di promozione che deve rivolgersi a centinaia di milioni di nuovi turisti e nuovi consumatori di cultura, che vanno conquistati ogni giorno”. Un lavoro impegnativo e “non scontato” afferma il capo della diplomazia italiana, ma dalla sua parte, l’Italia ha un governo “sensibile su tutti i temi della politica estera e comprensivo su quanto sia fondamentale che l’Italia si dedichi a cooperazione culturale e allo sviluppo”.
In questa sfida entra in campo anche la rete degli Iic che, grazie “alle capacità, al merito, alla fantasia e alla dedizione dei suoi direttori” può, secondo Gentiloni, “svolgere un ruolo importante”. Ne è convinto anche il segretario generale del Maeci, Michele Valensise, che definisce l’attività degli Istituti di cultura “uno strumento per garantire e assicurare la massima apertura dell’Italia verso l’Europa e verso il mondo”. Gli Iic hanno un “compito enorme” dice Valensise rivolgendosi ai suoi direttori, e cioè quello di “diffondere la lingua italiana e incrementare i flussi di turismo culturale”. A frenare l’entusiasmo, però, è “l’esiguità delle risorse che abbiamo in questo momento a disposizione” e i dati, spiega il segretario generale della Farnesina, lo dimostrano: “Negli ultimi dieci anni abbiamo subìto una decurtazione del 30% circa alle finanze degli Istituti” che operano ognuno “con una media di 1,2 addetti di ruolo”. Nonostante le scarse risorse, però, gli Iic rimangono “la punta di diamante della diplomazia culturale italiana e una vetrina nel mondo”, afferma il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Un mondo che secondo Franceschini “è pieno di persone che vogliono parlare, vestire e mangiare italiano, un mondo tutto attraversato da questa voglia di Italia”. Il ministro dei Beni culturali è convinto che “tutti insieme potremo raccogliere questa straordinaria opportunità e fare il nostro dovere morale e costituzionale di dare anche un grande contributo alla crescita dell’economia italiana”.
Una cooperazione culturale che secondo Gentiloni “si verifica già in tante parti del mondo”. In questo senso, il titolare della Farnesina ricorda i recenti accordi con il Messico attraverso “un protocollo d’intesa per i beni culturali, con la Cina, tramite un piano quinquennale, con il Kenya, dove grazie alla collaborazione con il Miur ci siamo presentati dopo la strage all’università di Garissa con borse di studio destinate agli studenti sopravvissuti alla strage” fino ad arrivare agli Emirati, “dove stiamo lavorando alla casa della cultura e al conservatorio per giovani musicisti”. Il fulcro della politica estera italiana, però, rimane il Mediterraneo: “Un’area dove si giocano partite di significato globale – dice il ministro degli Esteri -, dove convergono tutti i grandi filoni di stabilità e instabilità”, e dove c’è anche una “grande attenzione al tema della cultura”. La conferenza è stata anche l’occasione per presentare il nuovo sito internet degli Istituti italiani di cultura, un portale “standardizzato in una sua parte fissa, omologata nella rete dei nostri 81 Istituti di cultura – spiega Valensise -, ma che ha anche una parte flessibile, che sarà cura di ciascun Istituto alimentare e sviluppare nel segno di un’ulteriore innovazione”.
(25 giu – Sip)