Roma, 2 nov – Sarà una lunga battaglia. Inizierà lunedì e si protrarrà fino al 14 novembre. Luogo della “guerriglia” politica sarà l’aula di Palazzo Madama. Oggetto del contendere, la legge Finanziaria 2008. La Cdl affila le armi dopo che aver abbandonato la notte scorsa la commissione Bilancio del Senato, che in piena notte, alle 3.15, ha dato il suo ok alla manovra. Entusiasmo alle stelle per l’Unione e per il governo che, per bocca del suo premier, questa mattina, ha fatto sapere che ora si procede “con il calendario che ci eravamo proposti”. Anche questa volta, com’era già successo per il decreto fiscale, la lotta principale è quella contro il tempo. Pochi, anzi pochissimi, gli emendamenti di governo e maggioranza, troppi quelli dell’opposizione e dei senatori “dissidenti”. Si cerca, comunque di raggiungere un accordo anche se è chiara l’intenzione, qualora non si arrivasse a un’intesa, di blindare il testo e ricorrere alla fiducia. Questa mattina il relatore alla legge Finanziaria al Senato Giuseppe Legnini ha lanciato un altro appello: l’opposizione riduca gli emendamenti alla finanziaria, dagli 800 presentati in commissione a meno della metà in modo da poter approvare la norma con un iter normale. Si vedrà. Non ci sta Gavino Angius che difende a spada tratta gli emendamenti presentati dai socialisti: “Governo e maggioranza – afferma – hanno sbagliato nel sottovalutare le nostre proposte. In Aula chiederemo i voti per alcune significative modifiche della legge”. Anche a Franco Turigliatto non va giù che nessuno dei suoi emendamenti – quaranta in tutto – sia stato accolto dalla commissione: “li ripresenterò in aula – dice – anche perché, se il testo definitivo della finanziaria resta questo, io non lo voto”. Fin qui le reazioni della sinistra critica. E l’opposizione? La Cdl prepara il piano di battaglia perché, come spiega il presidente dei senatori di Alleanza Nazionale Altero Matteoli, “una Finanziaria approvata con i soli voti della maggioranza approda in aula più fragile e con grossi nodi non sciolti”. La protesta, quindi – assicura – proseguirà nel corso della discussione. Ci sono domande alle quali il governo dovrà dare risposte precise, intanto noi, ripresentiamo le nostre proposte alternative, partendo da quelle sulla sicurezza e sull’abbassamento delle tasse per le famiglie”. Alza il tono della polemica, invece, l’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, che punta il dito contro una Finanziaria “priva di copertura per centinaia di milioni di euro e che nonostante ciò nega i fondi per la sicurezza”. “Prodi – aggiunge – guida un gruppo di devastatori della finanza pubblica, che opprime l’Italia con le tasse e pregiudica il futuro”. Gli fa eco il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani, che parla di un “governo che, consapevole di essere al capolinea e pur di sopravvivere qualche altro giorno, non pone alcun freno alla dilatazione della spesa pubblica”. E in questo clima che si surriscalda sempre più col passare delle ore arriva il monito del ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino: “sarebbe irresponsabilmente – dice – far cadere un governo durante il percorso della finanziaria, che obbligherebbe il Paese all’esercizio provvisorio”. Quindi delinea quello che chiama “obiettivo primario”, ovvero “difendere il Parlamento e difendere la legislatura”. Più accomodante il vicepresidente dell’Ulivo al Senato Luigi Zanda che si augura che “da lunedì l’opposizione recuperi un atteggiamento collaborativi”. Una speranza che l’opposizione tende a smorzare così come gli entusiasmi espressi da maggioranza ed esecutivo. “Il via libera in Commissione Bilancio non è sufficiente per far cantare vittoria al governo” avverte il vicepresidente del Senato Mario Baccini, dell’Udc.
(Clb/Cog)