Roma, 5 nov – “Cari editori e direttori, più trasparenza e più coraggio!” inzia così la lettera scritta dall’onorevole Gianni Farina, eletto in Europa per nella Circoscrizione estero nelle fila de l’Unione agli operatori dell’informazione italiana nel mondo e a quanti si occupano di emigrazione. “Due milioni di euro assegnati alla stampa italiana all’estero per il 2005 non bastano per rendere le aziende editoriali presenti competitive nel mondo dell’informazione sempre più caratterizzato dalle innovazioni tecnologiche e dai cambiamenti sociali. La situazione di oggi non è molto differente da quella di 40 anni fa“. L’onorevole Farina propone la sua riflessione in materia di comunicazione dedicata e sottolinea: “fu la legge n. 416 del 5 agosto 1981, specificatamente l’articolo 26, a riconoscere alla stampa italiana edita all’estero il diritto agli aiuti diretti da parte dello Stato italiano. Una legge nazionale che mirava a dare una risposta alla crisi del settore causata, in quell’epoca, dall’innovazione tecnologica”. “La legge 5 agosto 1981 – prosegue Farina, che è membro della Commissione Affari Esteri e del Segretariato del Comitato per l’Africa, nonché Delegato del Parlamento all’Assemblea dell’Organizzazione della Sicurezza e Cooperazione in Europa (Osce) – corrispose a partire dal 1. gennaio del 1986 due miliardi di lire a giornali e riviste italiani pubblicati all’estero, nonché a pubblicazioni italiane destinate agli italiani nel mondo. La legge 7 marzo 2001, n. 62 modificò in parte la precedente del 5 agosto 1981. Si trattò di un passo avanti nella definizione della nozione di “prodotto editoriale”. “Nel comma 1 dell’articolo 3, a decorrere dal 1. gennaio del 1987 successivo il contributo a favore di giornali e riviste editi all’estero viene raddoppiato, passando a 4 miliardi di lire. Nel comma 2, si permette alle imprese editrici di quotidiani “che abbiano attivato sistemi di teletrasmissione in facsimile delle testate edite nei Paesi extra Ue, di ottenere un contributo pari al 50 per cento dei costi annui per l’acquisto di carta, stampa e distribuzione”, con la clausola della tiratura non inferiore a 10 mila copie. Con questa legge il Corriere della Sera e la Repubblica istaurarono nuovi rapporti con editori locali, soprattutto nelle Americhe”. “Il limite di questo ritocco legislativo – secondo Farina – è non aver inserito tra le imprese editoriali aventi diritto all’ottenimento di contributi pubblici, anche gli editori all’estero di prodotti su supporto informatico o audiovisivi. Ciò non ha permesso a numerosi piccoli operatori del settore, ma anche ad editori della carta stampata, di progettare crescita ed espansione attraverso investimenti o ricapitalizzazioni”. “Nel mondo si contano attualmente almeno 162 testate, stando al numero delle documentazioni di richieste di contributi presentati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno 2005. Un numero che corrisponde all’inchiesta che nel 1994 fu commissionata dalle Camere di Commercio all’Estero in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri. Il rapporto di quell’indagine conoscitiva, rileva “la persistente vitalità della carta stampata, inattesa e addirittura sorprendente in un’epoca in cui essa, oltre al settore radiotelevisivo, deve fronteggiare il fenomeno Internet e la conseguente ulteriore trasformazione dei sistemi di comunicazione. Complessivamente, sono state censite 213 testate pubblicate in 32 paesi, probabilmente anche quelle non annoverate tra le 162 richiedenti i contributi pubblici del 2005, per una tiratura totale di cento milioni di copie annue”. “Nel 1982, – prosegue l’onorevole Farina – nasce la Federazione Unitaria della Stampa italiana all’estero (Fusie), dopo il coinvolgimento del presidente della Federazione mondiale della stampa italiana all’estero Umberto Ortolani nello scandalo della Loggia massonica P2. Ma – prosegue Farina – nessun organismo (Fsie 1956, Fmsie 1971, Fusie 1982) è riuscito sinora a dare quella spinta necessaria al rafforzamento strutturale della stampa italiana all’estero”. Dopo aver ricostruito il panorama della stampa italiana nel mondo l’onorevole Gianni Farina chiede se i contributi a favore degli editori (attualmente 2 milioni di euro) siano sufficienti e ben utilizzati. Sul sito internet della Fusie, oggi figurano ben 271 testate all’estero aderenti alla Federazione. “L’assegnazione dei contributi – scrive Farina – è decisa da una commissione istituita presso la Presidenza del Consiglio, formata da rappresentanti di associazioni, funzionari ministeriali e dal delegato della Fusie”. Dopo aver elencato una serie di “anomalie” nella definizione del diritto ai contributi contenute nell’atttuale legislazione, l’onorevole Farina propone di considerare la possibilità di fare modifiche normative istituzionali al fine di “ridare slancio alle energie ancora in campo, ma ciò – scrive Farina – non avverrà senza una maggiore trasparenza e più coraggio da parte dei gruppi editoriali della stampa italiana nel mondo”. “I parlamentari eletti all’estero – conclude la nota – recuperando l’impegno a difesa degli interessi generali e senza alcuna faziosità politica o di appartenenza, possono e debbono fare la loro parte anche per rispondere alle speranze di centinaia di operatori dell’informazione e di milioni di cittadini elettori”.
(Sab)