“UOMINI CONTRO LA STORIA” DI VITO FUMAGALLI
Contadini, operai, monaci, nobili, borghesi: individui o gruppi che nella società medievale si ribellarono alla posizione cui li condannavano il ceto d’appartenenza e le regole di una società rigida. “Uomini contro la storia” di Vito Fumagalli (Il Mulino, pp. 136, euro 10,20) narra le loro rivolte, da quella famosa dei Ciompi a Firenze nel 1378 a quella di aristocratici (come Gerardo d’Aurillac poi santo) che abbandonarono lo stile di vita della propria classe nel desiderio di testimoniare una più concreta adesione ai valori della vita cristiana. Fumagalli (1938-1997) è autore di molti fortunati saggi sulla mentalità, i modi di vita, l’ambiente nel Medioevo tra i quali “Quando il cielo s’oscura” (1997), “La pietra viva” (1988), “Solitudo carnis” (1990), “L’alba del Medioevo” (1993), “Matilde di Canossa” (1996), “Storie di Val Padana” (2012), tutti pubblicati dal Mulino.
“DISOBBEDIENTI” DI PABLO IGLESIAS TURRION
Cosa ha portato un giovane professore di Scienze Politiche dell’Università di Madrid, Pablo Iglesias, a diventare il nuovo fenomeno della politica europea? L’inarrestabile ascesa del movimento degli Indignados spagnoli, e del partito che ne è l’espressione, Podemos, ha sorpreso sia gli analisti politici sia gli stessi militanti. Per questo, proprio ora, è fondamentale ripercorrere la storia del movimento, l’origine del suo impegno di azione collettiva e le fonti di ispirazione dei suoi primi attivisti. “Disobbedienti. Dal Chiapas a Madrid” di Pablo Iglesias Turrión (edito in Italia da Bompiani) racconta i tentativi di adattare a una realtà di governo le esperienze dei disobbedienti, che in Italia, in Europa e nel mondo sono stati l’espressione più compiuta di un nuovo modo di pensare globalmente e agire localmente.
“AVVENTURIERI DELL’ETERNO” DI ANTONIO SOCCI
“Dall’eternità ci separa appena un respiro, un istante che si spalanca sulla vita eterna o su un eterno tormento”. Molti hanno riferito di aver varcato la soglia con “esperienze di pre-morte”. Inoltre a testimoniare che l’amore è più forte della morte ci sono tante altre storie, nella Chiesa: anzitutto i martiri, i santi e poi quelle “persone che non soccombono sotto prove terrificanti, che non sprofondano sotto croci disumane, ma hanno la luce negli occhi. Brillano di un amore pietoso e carico di una misteriosa letizia. Hanno una forza inspiegabile”. Sono tracce di quell’eternità che, per altre vie, anche poeti, scrittori e artisti hanno cercato. Antonio Socci, nel libro “Avventurieri dell’eterno” (Rizzoli, pp. 252, euro 18) accompagna il lettore fra poesie e pagine memorabili, dove grandi autori s’interrogano sul senso della vita e danno voce a quell’inestirpabile e inappagato desiderio di felicità vera che caratterizza ogni essere umano sulla terra. Pagina dopo pagina, “Avventurieri dell’eterno” s’inoltra fra le storie di coloro che hanno vissuto la vita come un meraviglioso viaggio verso l’infinito e verso la Felicità che non delude. Come testimonia la straordinaria vicenda di Katja, che ha abbandonato la sua carriera di attrice e i successi del cinema per votarsi al suo “dolce Gesù”, abbracciando la vita eremitica nel deserto degli anacoreti con il nome di sorella Benedicta. Perché la verità, scrive Socci, è che siamo “stati creati per l’eternità, per incontrare qui, in questa vita, l’Eternità fatta carne, l’Uomo-Dio” e, con Lui, approdare alla Felicità eterna.
STORIA CULTURALE DEL TIBET DI CHIARA BELLINI
Nell’immaginario occidentale, il Tibet è associato al volto sorridente del Dalai Lama, a film come Sette anni in Tibet, o alla tragedia dell’occupazione cinese consumatasi a partire dalla metà del XX secolo. Questo paese remoto e misterioso viene spesso percepito come il luogo per antonomasia della pace e dell’introspezione, della ricerca interiore. Tuttavia, talune di queste visioni, dove la storia si intreccia saldamente al mito, possono diventare una gabbia per i tibetani, e rischiano di nuocere alla conoscenza sia della loro cultura, e alla sua divulgazione, sia del loro travagliato passato, segnato da numerose invasioni, guerre e dominazioni straniere. Tutto questo nel libro di Chiara Bellini “Nel Paese delle nevi. Storia culturale del Tibet dal VII al XXI secolo”, edito da Einaudi (pp. 406, euro 34).
“OCEANO PADANO” DI MIRKO VOLPI
Il vero abitante dell’Oceano Padano non ama il mare salato, non lo capisce, se ne tiene alla larga. “Cosa me ne faccio?”, pensa davanti a quella spaventosa massa dal colore estraneo, dall’odore sospetto, che al posto di scorrere, rifluisce, ripiega lamentosamente su sé stessa, innaturalmente fa avanti e indietro senza costrutto sulla riva. “Cosa ci adacquo? Ci irrighi mica i campi, con questa…”, torna a ripetersi l’uomo agricolo, l’archetipo eterno della Bassa: e si allontana da sabbia e alghe e conchiglie – elementi oscenamente sterili – come covando nel cuore un segreto sgomento. Lui ama solo le rogge, i pesci di fosso, le polle d’acqua sorgiva, gli infidi canali ombreggiati dai filari di ontani, le increspature dei fili d’erba delle verdissime distese: e nella sua mente – mentre riposa al tramonto con uno stelo di fiore in bocca – vede tutto ciò tramutarsi in foraggio, concime, latte, formaggio. Lavoro. Ricchezza. “Oceano Padano” di Mirko Volpi è un saggio edito da Laterza (euro 12, pp. 184). Volpi è ricercatore in Linguistica italiana all’Università di Pavia, si occupa prevalentemente di Dante, di antichi testi volgari, di lingua della politica nel Novecento e di filologia. Tra le altre cose ha pubblicato alcune lecturae Dantis, il Commento alla ‘Commedia’ di Iacomo della Lana, con la relativa monografia linguistica, un volume di studi su lingua, italiano popolare e politica tra le due guerre mondiali, e ha curato la riedizione di Il nuovo corso di Mario Pomilio. Nel 2011 ha scritto per Epika Edizioni “Il diario di Mirko V”.