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Gianmarco Navarini
e l’etnografia del vino

it@withub.it by it@withub.it
21 Agosto 2015
in Archivio speciali - Libri
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“MONDI DEL VINO” DI GIANMARCO NAVARINI

Alle prese con un linguaggio sempre più tecnico ed esoterico, gli enofili cercano di muoversi con disinvoltura fra terroir e crus, giurie e sommelier, wine auctions e classificazioni, degustazioni e concorsi, vini quotidiani ed etichette dal valore astronomico, oltre che – naturalmente – tra vigne e cantine. Se il filo conduttore è il piacere della conoscenza, la ricerca dell’eccellenza e l’amore per la qualità, molteplici sono gli approcci: il vino è passione, hobby, educazione al gusto, così come studio, lavoro, profitto, distinzione sociale, e anche arte, collezione e comunicazione. Accompagnandoci nell’esplorazione dei tanti e sfaccettati mondi del vino, “Mondi del vino. Enografia dentro e fuori il bicchiere” di Gianmarco Navarini (Il Mulino, pp. 264) illustra quel grande racconto sociale che sottende la nuova cultura del bere nei suoi tratti qualificanti, mode e snobismi compresi. Perché se un buon connaisseur sa tutto dell’annata migliore, un wine snob conosce il nome del cantiniere. Gianmarco Navarini insegna Sociologia della cultura ed Etnografia nell’Università di Milano-Bicocca. Fra i suoi libri: “Le forme rituali della politica” (Laterza, 2001), “L’ordine che scorre: introduzione allo studio dei rituali” (2003) e “Teorie dell’azione sociale: i classici” (2005), pubblicati da Carocci.

 

 

 

“GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA” DI ELIZABETH JANE HOWARD

È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Questo lo scenario del romanzo “Gli anni della leggerezza” di Elizabeth Jane Howard, in uscita per la casa editrice Fazi (traduzione di Manuela Francescon, pp. 264, euro 18.50). La prosa sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti…

 

 

 

“NEL PAESE DELLE NEVI”, LA STORIA DEL TIBET

 “Nel Paese delle Nevi. Storia culturale del Tibet dal VII al XXI secolo” di Chiara Bellini (Einaudi, euro 34, pp. 406) ricostruisce i processi storici, politici e sociali che hanno modellato nel corso dei secoli la complessa e affascinante cultura tibetana, e si rivolge soprattutto a un pubblico non specialista ma curioso di conoscere una delle civiltà più suggestive dell’Asia. Nell’immaginario occidentale, il Tibet è associato al volto sorridente del Dalai Lama, a film come Sette anni in Tibet, o alla tragedia dell’occupazione cinese consumatasi a partire dalla metà del XX secolo. Questo paese remoto e misterioso viene spesso percepito come il luogo per antonomasia della pace e dell’introspezione, della ricerca interiore. Tuttavia, talune di queste visioni, dove la storia si intreccia saldamente al mito, possono diventare una gabbia per i tibetani, e rischiano di nuocere alla conoscenza sia della loro cultura, e alla sua divulgazione, sia del loro travagliato passato, segnato da numerose invasioni, guerre e dominazioni straniere. Chiara Bellini è dottore di ricerca in tibetologia. Ha compiuto numerosi viaggi e soggiorni in Tibet, Ladakh, India, Nepal e Mustang dove ha svolto le sue indagini in qualità di assegnista di ricerca dell’Università di Bologna. Si occupa in particolare di arte, storia e cultura religiosa dei paesi himalayani.

 

 

 

 

 

“PARIGI E’ SEMPRE UNA BUONA IDEA” DI NICOLAS BARREAU

Parigi è sempre una buona idea, si sa. Innamorati o no, vale sempre la pena di fare una passeggiata per le vie della Ville Lumière. Lì, in rue du Dragon, una deliziosa stradina nel cuore di Saint-Germain, ci si può imbattere in un piccolo negozio con una vecchia insegna di legno, un campanello d’argento démodé sulla porta e, dentro, mensole straripanti di carta da lettere e bellissime cartoline illustrate: la papeterie di Rosalie Laurent. Una piccola cartoleria parigina e la sua eccentrica proprietaria, un professore americano e un misterioso manoscritto, una storia d’amore delicata e appassionante: tutto questo in “Parigi è sempre una buona idea” di Nicolas Barreau, in uscita a settembre per Feltrinelli (traduzione di Monica Pesetti, euro 15, pp. 272). L’autore è nato a Parigi nel 1980 da madre tedesca e padre francese, motivo per cui è perfettamente bilingue. Ha studiato Lingue e letterature romanze alla Sorbonne, poi ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive gauche. Ha scritto sei romanzi, tutti pubblicati da un piccolo editore tedesco che non ha potuto permettersi di lanciarli con una massiccia campagna promozionale, ma che ciononostante hanno ottenuto un ottimo successo, cresciuto sempre più soprattutto grazie al passaparola dei lettori.

 

 

 

 

“I PANNI DEL SARACINO” DI GLADIS ALICIA PEREYRA

Gladis Alicia Pereyra, dopo “Il cammino e il pellegrino”, conquista i lettori con un nuovo romanzo ambientato nel Medioevo: “I panni del saracino” (Manni editore, euro 20, pp. 456). Il libro sarà presentato il 28 agosto (ore 19.45) a Bisceglie, in Puglia, nell’ambito della manifestazione “Libri nel Borgo Antico”. Un Medioevo così lontano nel tempo e, tuttavia, tragicamente attuale. “Quando ho iniziato a scrivere questo libro – confessa l’autrice – non potevo immaginare che i raccapriccianti scenari che descrivevo, riesumati da un remoto passato, gli avrei visti sugli schermi televisivi, non già ricreati da una fiction ma come immagini di angosciante attualità”. Le prime sequenze di “I panni del saracino” ci riportano al 19 maggio 1291 a San Giovanni d’Acri, ultimo baluardo cristiano in Palestina. Le truppe del Sultano di Egitto sono entrate il giorno prima e il massacro, di cui i cronisti dell’epoca parlano con sgomento e orrore, è stato già in gran parte compiuto; la bella e prosperosa città è stata colpita a morte e le sue strade sono un deserto di rovine e di corpi dilaniati abbandonati sul selciato. Sono queste le strade che, in una fuga disperata, percorre correndo un giovane francescano, ignaro che un giorno il destino porterà lui stesso a ricoprire altre vie di morte e distruzione. “C’è tanta azione nel mio romanzo, battaglie navali, duelli, rapimenti, ma non è soltanto un romanzo di avventure – tiene a precisare l’autrice – è piuttosto la tormentata storia di un giovane fiorentino di nobile e antica casata, Nerino dei Buondelmonti, che, dopo aver rinunciato al potere e alla ricchezza per diventare francescano lontano dalla sua terra, la tragedia d’Acri mette di fronte al gemello crudele e selvaggio che, a sua insaputa, da sempre alberga in sé”.

 

 

 

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