ROMA: LA “STREET” DI TOBIAS KASPAR
Una finzione, una performance, una costruzione iper-artificiale, un ristorante, una libreria, un negozio di jeans, azioni, dialoghi, personaggi, attori, comparse. Questi gli elementi dell’opera “The Street (Est 1863)” che l’artista svizzero Tobias Kaspar presenta fino al 19 settembre all’Istituto Svizzero di Roma. A partire dai resti di un isolato di Lower Broadway, progettato negli Studios di Cinecittà – il cosiddetto “Broadway-set” – dal premio Oscar Dante Ferretti per Gangs of New York di Martin Scorsese (2002), Kaspar ha iniziato una immersione tra realtà e artificio, immaginario pop e teatralizzazione, posizionando cose e gesti sceneggiati e presentati con la massima attenzione drammaturgica. Il set romano e il film “Gangs of New York” – ambientato durante le lotte contro la coscrizione del 1863 a New York -, offrono all’artista una serie di ipotesi, approfondimenti, scarti e fughe nelle più diverse direzioni nel tempo e nello spazio e in cui oggetti e immagini riportano sempre a un altrove, dove realtà e finzione risultano inseparabili. Un set, come la città di Roma, dove storia e rappresentazione si confondono inesorabilmente.
TORINO: 150 ANNI SUL CERVINO
Torino, 21 ago – Per il secondo anno consecutivo la mostra “Passi Erratici” torna a dialogare, fino al 20 settembre, con gli spazi e le collezioni del Museo Nazionale della Montagna di Torino. Nel 2014 la mostra aveva esplorato, con un trekking attorno al Monviso, l’atto del camminare che, dai tempi antichi fino a oggi, ha guidato la conquista dei luoghi inesplorati e la scoperta di nuove vie, difficoltà e ambizioni. L’edizione 2015 presenta, attraverso i lavori degli artisti Nasal Siedlecki, Fabrizio Perghem, Paola Angelini, Giuseppe Abate, Fabrizio Prevedello, Mario Tomè e con la documentazione fotografica di Vittorio Mortarotti, ciò che succede dopo la conquista. Alla scalata segue il cambiamento dello status del luogo che prima si diceva inaccessibile e che si apre a un numero sempre maggiore di persone. Questo è ciò che è successo a Breuil-Cervinia dopo la prima mitica scalata del Cervino di 150 anni fa. Ed è proprio ai piedi del Cervino che il curatore Stefano Riba e gli artisti coinvolti nel progetto sono stati nell’aprile scorso producendo le opere ora in mostra. “Abbiamo approfittato di questo limbo temporale in cui non si scia più e non si fa ancora trekking, per incontrare le persone che in Valtournenche vivono tutto l’anno” racconta il curatore. “Abbiamo parlato con le guide alpine, i custodi della memoria della montagna che oggi- giorno conducono le ascese ai 4.478 metri della montagna, e con uomini e donne che difendono e tramandano la storia e il folclore della Valtournenche”. (red)
PARMA: VEDUTE DI FRANCIA NELLA VILLA DEI CAPOLAVORI
Renoir, Monet, Cézanne, Matisse, De Staël, pittori celeberrimi che fecero della Costa Azzurra la patria d’elezione artistica, si incontrano nelle sale della pittura francese presso la Fondazione Magnani Rocca di Traversetolo di Parma, fino al 13 settembre, nella mostra “Vedute di Francia nella Villa dei Capolavori”. Dal Musée d’Orsay di Parigi, grazie a un rapporto di collaborazione con la Magnani Rocca, arriva l’opera di Renoir La Seine à Champrosay. Lo splendido dipinto, realizzato en plein air nel 1876, viene esposto in un rinnovato allestimento al primo piano della Villa dei Capolavori insieme a Falaises à Pourville di Monet, Paysage de Cagnes e Les Poissons di Renoir, della collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca. Nella stessa sala il pubblico può ammirare anche due opere di Matisse, tra cui Odalisque sur la terrasse, mai esposta in precedenza e restaurata per l’occasione, dove il fascino per l’Oriente viene unito all’incanto dei colori della Costa Azzurra. Il percorso prosegue con cinque acquerelli e un olio su tela di Cézanne – fra i quali due splendidi paesaggi della Provenza – tra le pochissime opere del maestro francese conservate nel nostro Paese. L’intensa, raffinata esposizione si conclude con un omaggio a Nicolas de Stael, nel cinquantesimo anniversario della sua tragica morte avvenuta ad Antibes: in Vue des quais de Paris, un grande olio su tela del 1954, l’artista, uno dei più amati da Roberto Tassi, “interna la luce alla materia, fonde il terrestre e l’aereo”.
VENEZIA: OMAGGIO A CY TWOMBLY
Tra i massimi maestri della contemporaneità, Cy Twombly (Lexington, 1928 – Roma, 2011) torna a Venezia – dove è stato presente alla Biennale per ben cinque volte a partire dal 1964, l’ultima delle quali nel 2001 dove ottiene il Leone d’Oro – con un’importante mostra monografica curata, realizzata in collaborazione con la Cy Twombly Foundation di New York. A Ca’ Pesaro, fino al 13 settembre, si presenta un percorso lungo ben 60 anni nella produzione di Twombly pittore e scultore. L’opera di Twombly ruota intorno ai temi universali di amore, arte, bellezza e morte, tuttavia la peculiarità della sua visione artistica, la sua prospettiva del mondo ne offrono un’interpretazione straordinariamente originale. Come molti della sua generazione, Twombly ha reagito contro la tendenza pittorica dominante dell’Espressionismo astratto, ma a differenza di altri, indirizzati verso l’immaginario Pop e il Neodadaismo, egli ha operato una sintesi tra i lasciti e le tecniche consolidate dell’astrazione gestuale e la tradizione della pittura europea. L’innovativo uso del linguaggio, l’ampio raggio di allusioni e riferimenti aprono il suo lavoro alla storia, alla letteratura e alla filosofia; rendendo labili i confini tra pittura, disegno e scrittura, preservando allo stesso tempo un alto grado di astrazione.
PALERMO: LE “LITURGIE” DI HERMANN NITSCH
Gli spazi di Zac ai Cantieri Culturali alla Zisa, un tempo hangar, accolgono fino al 20 settembre “Hermann Nitsch- Das Orgien Mysterien Theater”, curata dallo stesso artista e allestita dopo l’improvvisa cancellazione della grande mostra, già in calendario a Città del Messico, con una decisione clamorosa che ha avuto grande risonanza internazionale e che ha visto intervenire a favore dell’artista austriaco le più importanti testate internazionali. L’esposizione di Palermo permette di comprendere la complessa ricerca artistica, filosofica ed esistenziale di uno dei maggiori artisti di questo secolo, inventore di una innovativa forza del gesto artistico e di vere e proprie “cerimonie” artistiche in bilico perenne tra liturgia di radici cristiane e rito pagano. In mostra quaranta tele di grandi dimensioni, più una grande tela di una decina di metri che sarà posta per terra. Quaranta sono anche le fotografie relative alle performance che costituiscono il fulcro delle “azioni” di Nitsch, fondatore dell’Azionismo Viennese, nel segno di una ritualità laica e catartica, le cui origini più profonde e remote sono proprio da rintracciarsi nei riti collettivi, dal rimando dionisiaco. E proprio le performances sono le protagoniste dei numerosi video, anch’essi in mostra, che raccontano le azioni più importanti realizzate nel corso dei decenni da Nitsch, nel suo castello di Prinzendrof, vicino Vienna. A completare il percorso espositivo una grande “farmacia”, una struttura a più piani che l’artista compone con i suoi oggetti-feticcio.