Da diverso tempo, ormai, la comunità scientifica avvalora le proprietà delle alghe e dei fanghi d’alga. Ma se fino a questo momento si era parlato principalmente di benefici estetici, riconoscendo ai fanghi ottimi effetti sulla riduzione dei ristagni di liquidi e sul temuto effetto a buccia d’arancia; recenti ricerche scientifiche hanno dimostrato molto di più. Le alghe, infatti, sono in grado di agire sul sistema nervoso. A confermare questa tesi è uno studio condotto da Giovanni Scapagnini, professore associato di Biochimica Clinica alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università del Molise, presentato in occasione di un convegno scientifico promosso dal Centro studi dell’azienda Guam. Secondo le ricerche di Scapagnini, le alghe hanno un ruolo primario nella stimolazione dei processi cognitivi e della memoria, tema sempre più importante alla luce dell’aumento di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer. Nei soli Paesi dell’Unione Europea, infatti, le stime parlano della prospettiva di superare, nel 2020, i 15 milioni di persone affette da demenza, con una ratio donne/uomini che ipotizza più del doppio dei casi per il genere femminile rispetto a quello maschile. Si spiega perciò l’interesse verso nuove forme di cura e prevenzione. Le alghe rosse contengono l’omotaurina, un amminoacido modificato. L’omotaurina ha un’estrema efficacia nella protezione del sistema nervoso centrale, tanto da essere utilizzata in sperimentazioni cliniche, praticamente come un farmaco, nella gestione dei disturbi cognitivi dei pazienti malati di Alzheimer. La scommessa della ricerca è trasferire questo vantaggio della gestione delle funzioni cognitive anche alle persone che non hanno ancora la malattia, in un’ottica di prevenzione da avviare molto prima dei 60-65 anni, quando la malattia dà i suoi primi segnali, a salvaguardia della “centralina” del nostro organismo, il cervello.
(Red – 11 settembre)