Londra – Dopo un decennio di incroci e di analisi genetiche, dal rimescolamento del genoma di otto “genitori” arriva il “progetto” per il mais del XXI secolo, nell’ottica di un’agricoltura sempre più sostenibile e per contribuire alle esigenze di una popolazione mondiale in continuo aumento. “MAGIC maize” è il nome scelto per la popolazione composta da oltre 1600 linee genetiche, definita e prodotta dopo anni di ricerche da scienziati italiani dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che hanno coordinato il progetto internazionale per sviluppare mais dai caratteri altamente innovativi. La sua struttura genetica può garantire l’individuazione, con elevata efficienza, delle basi molecolari dei caratteri di interesse agronomico, razionalizzando la produzione di nuovi ibridi. I primi risultati della ricerca, guidata dal genetista Mario Enrico Pè, direttore dell’Istituto di Scienze del Sant’Anna di Pisa, sono pubblicati oggi sulla prestigiosa rivista scientifica “Genome Biology”, per merito di un gruppo di lavoro internazionale, composto da istituzioni come l’Istituto di Genomica Avanzata di Udine, l’Università di Udine, l’Università di Bologna, l’Università di Gent, l’Istituto di Biotecnologie delle Fiandre, il Jackson Laboratory negli Stati Uniti, le quali hanno condiviso in maniera sinergica competenze e metodologie complementari, sotto la direzione degli scienziati italiani. L’identificazione dei geni, e delle rispettive sequenze di regolazione genica, coinvolti nella determinazione delle caratteristiche della pianta di mais e della sua risposta alle condizioni ambientali, fa aumentare il livello di efficienza del miglioramento della pianta e consente di individuarne le caratteristiche future. La nuova popolazione, il “MAGIC maize”, permette “un significativo salto in avanti – anticipano gli scienziati – nella genetica del mais” e quindi nel miglioramento complessivo delle coltivazioni. (9colonne)