Arnoldo Mondadori e Angelo Rizzoli nacquero nel 1889 a due giorni di distanza l’uno dall’altro, da famiglie modeste. Da ragazzi entrambi si avvicinarono al socialismo ed entrambi scelsero di fare i tipografi. Fondarono quindi due aziende destinate a diventare altrettanti imperi editoriali, la prima e la seconda casa editrice italiana. Arnoldo e Angelo – che furono tenaci e brillanti concorrenti, – morirono a otto mesi di distanza, nel 1970 e nel 1971. E il fatto che oggi le loro aziende, Mondadori e Rizzoli, si siano fuse, sembra dirci che il Novecento è davvero alle spalle, e che si è concluso il lungo percorso di alfabetizzazione della società italiana. Ora servono nuovi strumenti per nuovi scenari, altrettanto impegnativi.
Con l’acquisto della Rcs Libri da parte della Mondadori nasce in Italia un gigante dell’editoria in grado di controllare il 38% del mercato. L’operazione riguarda marchi come Edizioni Mondadori, Einaudi, Piemme, Sperling&Kupfer, Frassinelli, Electa, Bur, Bompiani, Fabbri editori, Marsilio, Archinto e ovviamente Rizzoli.
Paolo Mieli, presidente di Rcs Libri, dice che poiché Rizzoli e Mondadori sono come Coppi e Bartali, è normale che la fusione faccia clamore. Ma invita a non preoccuparsi e non opporsi, perché la competizione europea e mondiale si gioca tra colossi.
Molti temono invece che la nuova azienda possa sfruttare il proprio potere di mercato per aumentare il prezzo dei libri e comprimere gli onorari agli autori, penalizzando ulteriormente le case editrici minori.
Il modo con cui da 25 anni la famiglia Berlusconi gestisce Mondadori, che pubblica autori di ogni orientamento, sembra lasciare invece poco spazio al timore che un nuovo Big Brother si accinga a imporre il pensiero unico. D’altra parte basta e avanza quello già in circolazione.
(5 ottobre 2015)