Si chiama “spesa in eccesso non giustificata” e quasi sempre nasconde corruzione e frodi. Nella sanità italiana vale tra i 5 e i 6 miliardi l’anno, dato contenuto nel libro bianco pubblicato dall’Ispe, l’Istituto per la promozione dell’etica. Il Barometro Mondiale della Corruzione di Trasparency descrive l’esperienza e l’opinione dei cittadini sulla corruzione. Secondo questa indagine, il 4% degli italiani dice di aver pagato una tangente per accedere al servizio sanitario. L’affermazione secondo cui il settore sanitario è corrotto o molto corrotto è condivisa dal 14% degli spagnoli, dal 19% degli inglesi, dal 48% dei tedeschi e dal 54% degli italiani. L’Università di Gothenburg ha effettuato un’indagine sulla qualità del governo locale in 18 paesi europei. L’indicatore generale di “corruzione nei servizi pubblici” vede nelle posizioni più lusinghiere – in Europa – Alto Adige, Valle d’Aosta, Trentino e Sardegna e nelle ultime posizioni Sicilia, Calabria e Campania. Sebbene sia diffusa e fondata la convinzione che la sanità italiana continui ad essere, nonostante le difficoltà, uno dei settori che funzionano meglio nel paese e nel confronto con gli altri, e che molti operatori e dirigenti si impegnino con grande coraggio e dedizione nel farla funzionare, comincia ad essere forte la richiesta di interventi in grado di colpire le sacche di corruzione. L’Agenas – l’agenzia nazionale per i servizi sanitari – ha elaborato 15 proposte da applicare subito per ridurre il rischio corruzione nel settore sanitario, liberando risorse e abbattendo i costi senza incidere sui servizi erogati. Si chiede di modificare le procedure di controllo sulle spese, rendere trasparenti le forme di utilizzo delle risorse pubbliche, accreditare le strutture sanitarie private sulla base delle loro effettive capacità, rendere pubblici i pagamenti. Ma al primo posto c’è la richiesta in apparenza più semplice e più ovvia: risanare il rapporto tra politica e sanità. (15 ott – 2015)