Un grande riconoscimento all’Italia: “Avete saputo dare una grande risposta umana alla grande tragedia umanitaria dei migranti: rendo onore e ringrazio l’Italia per tutte le vite che ha salvato e per gli sforzi fatti”. Ma anche un avvertimento alle nostre istituzioni, così come a quelle di tutti gli altri Stati europei: “Quando parliamo di migrazione forzata nel XXI secondo, non esiste la categoria dei meritevoli e quella dei non meritevoli: ci sono solo persone che hanno bisogno di protezione e assistenza e noi dobbiamo dare aiuto a queste persone inermi”. Ban ki Moon, ospite del Parlamento italiano per la cerimonia per i sessanta anni dell’adesione di Roma alle Nazioni Unite, ha parole dolci per il nostro Paese, per gli sforzi compiuti finora nel Mediterraneo, ma non solo. “L’operazione Mare Nostrum ha salvato 150mila vite – riconosce il segretario generale dell’Onu – e da allora l’Italia è stata in prima linea negli sforzi di soccorsi europei, necessari per porre fine alla strage del Mediterraneo”. Poi prova a far riflettere gli scettici dell’accoglienza (“tra i migranti di oggi ci sono molte potenzialità che possono far crescere i paesi, così come successe nei decenni scorsi con gli immigrati italiani”) e gli altri Stati membri: “La vicinanza geografica non è sinonimo di responsabilità definitiva – tuona – tutti i Paesi hanno gli stessi doveri a prescindere dalla distanza contro questa emergenza umanitaria. Lo dico a tutti i Paesi europei”.
LA CRAVATTA. C’è anche spazio per un elogio leggero e ironico al made in italy, nell’intervento di Ban ki Moon, quando scherza sul fatto che “quando indosso una cravatta made in Italy ho l’impressione che mia moglie mi voglia un po’ più bene…e l’altra settimana a New York c’è stato un mega-ingorgo causato da una sola macchina: una piccola Fiat 500”. Ma il tono del segretario generale torna serio parlando di Libano (“La guerra in Siria mette il Paese in forte pressione, e l’Italia ha dato un grandissimo contributo per il mantenimento della sicurezza in Libano con i suoi uomini, confermandosi il Paese occidentale che presta il maggior numero di uomini in missioni di pace Onu”) e mutamenti climatici: “Chiedo all’Italia di essere ancora più ambiziosa per rendere la propria economia ancora più priva di carbonio” dice, riconoscendo che “il presidente Renzi ha lavorato in tal senso già quando era sindaco di Firenze”.
RENZI. Da parte sua, Renzi ha tenuto ha ribadire l’impegno internazionale italiano, che passa per la cooperazione internazionale, che “con la legge di stabilità di quest’anno, vedrà la possibilità di aumentare l’impegno dei tanti italiani che lavorano nelle periferie del mondo”, alle battaglie di civiltà che passano per “la lotta alla pena di morte, contro i matrimoni forzati e le mutilazioni femminili”.
BOLDRINI E GRASSO. E mentre la presidente della Camera Laura Boldrini guarda ai 70 anni passati di Nazioni Unite (“Il mondo ha bisogno dell’Onu come mai prima nella storia, tante sono le sfide: il cambiamento climatico, i flussi di persone in fuga, la lotta ai terrorismi internazionali da combattere insieme in una battaglia di civiltà, la lotta alla povertà”), quello del Senato Pietro Grasso guarda al futuro: “Abbiamo bisogno di guardare alle Nazioni Unite con rinnovata fiducia e con sincero impegno per promuovere un nuovo patto che affronti le sfide del nostro tempo con la mente rivolta alle generazioni future”. Forza Italia, intanto, ha provato ad approfittare della presenza di Ban ki Moon, per mostrare cartelli con la scritta “Marò liberi”, ma nessuno degli intervenuti, dal segretario Onu a Renzi passando per i presidenti delle due Camere, ha fatto menzione della vicenda nei rispettivi interventi.
(PO / Sis – 15 ott)