Ignazio Marino non molla, e al passo indietro fatto 8 giorni fa non è escluso possa far seguito un clamoroso passo avanti entro le prossime due settimane. “Ribadisco oggi quanto scrissi al presidente dell’assemblea capitolina Valeria Baglio – ripete come un mantra il sindaco dimissionario di Roma, nella conferenza stampa convocata al Campidoglio – ovvero che come prevede la legge mi sono preso 20 giorni per fare le opportune verifiche e riflessioni”. Insomma, come a dire: sono ancora in tempo per ripensarci. E’ un giorno importante, quello di oggi, per Roma e per gli scandali recenti che hanno coinvolto la Capitale: è il day-after della convocazione in Procura di Marino, che ieri vi si è trattenuto per quattro ore, e soprattutto è il giorno della prima udienza del processo che vede coinvolto l’ex dg dell’Ama Giovanni Fiscon, in cui Roma Capitale è parte civile. Sembrava scontata la presenza in aula del sindaco uscente, che teneva molto al processo su Mafia Capitale, invece Marino a sorpresa ha preferito convocare la stampa in Campidoglio per raccontare della chiacchierata di ieri in Procura. Chiacchierata, perché tiene a ribadire: “Sono entrato in Procura come persona informata sui fatti e così l’ho lasciata, senza essere indagato”.
“ESPOSTI VERGOGNOSI”. Senza mezzi termini, Marino ha spiegato che “gli esposti presentati dal Movimento 5 Stelle e il gruppo An-Fdi in relazione alle vicende che mi riguardano non esito a definirli vergognosi, scritte da persone in malafede o ignoranti”. Per esempio “uno degli esposti parlava di spese di lavanderia: bastava informarsi meglio per comprendere che non si tratta di spese personali, ma per lavare gli abiti storici dei trombettieri di Vitorchiano che il Comune utilizza per ricevere gli ospiti illustri”. Ma soprattutto, Marino dice di aver spiegato alla Procura che “non ho mai utilizzato denaro pubblico a scopo privato, semmai il contrario: mi sono recato per due giorni a New York per incontrare il 1 settembre per confrontare il lavoro fatto per l’housing sociale di New York e la gestione del patrimonio pubblico, il giorno dopo ho avuto un lungo incontro con il sindaco di New York Bill de Blasio. Era un viaggio istituzionale, ma visto che ero reduce da una vacanza negli Stati Uniti decisi di pagare l’albergo, circa 700 euro, a mie spese”. E le cene con la moglie, o quelle smentite dai presunti? “Errori della segreteria”. D’altronde, fa notare il suo avvocato Enzo Musco, “chi può dire di ricordare con chi è stato a cena 15 mesi fa?”.
(Sis – 20 ott)