Pur concordando tutte le forze internazionali che partecipano ai dialoghi che si debba lavorare per la ricerca di una soluzione alla situazione libica, “nessuno può imporre un’intesa dall’alto se nelle forze libiche non c’è la volontà d’intesa”. Lo dice chiaramente il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ai membri delle Commissioni riunite Esteri e Difesa, alla Camera. “La comunità internazionale sta aiutando e spingendo e non solo in modo formale”, ha sottolineato il ministro degli Esteri, spiegando che “il contesto intorno alla crisi libica è nettamente migliorato”. Gentiloni però ha spiegato che “ci sono molte pressioni di forze variamente estremiste, da un lato, contro l’accordo sul nuovo governo libico” e che esistono “pressioni fisiche e militari nei confronti dei delegati delle varie fazioni impegnate nel dialogo”. “C’è anche – aggiunge – una dinamica di aspirazioni personali, le più svariate, che rende sempre più complicata una soluzione”. Per quanto riguarda poi la possibilità di una fase 3 dell’intervento delle forze internazionali contro i trafficanti direttamente in Libia, “non ci sono le condizioni per una risoluzione dell’Onu che, in mancanza di una richiesta del governo libico, autorizzi la terza fase della missione Eunavfor Med”. Secondo Gentiloni, comunque la Fase 2 ha “un’azione deterrente di un certo rilievo verso i trafficanti” e in questo senso, rivela il ministro, “comincio ad avere alcune evidenze”. Rispondendo a una domanda sui tecnici italiani rapiti, Gentiloni ha infine detto: “Non ci sono novità sulla sorte dei quattro tecnici italiani della ditta Bonatti rapiti in Libia nel luglio scorso”. I tecnici della ditta di costruzioni parmense sono stati rapiti il 19 luglio nei pressi del compound dell’Eni nella zona di Mellitah, un’area sotto il controllo delle milizie islamiste vicine al governo di Tripoli, mentre rientravano dalla Tunisia in Libia. (Red – 22 ott)
