Roma, 27 ott – “E’ l’unica italiana che lavora nei mitici Beli Labs di Alcatel Lucent in New Jersey che hanno sfornato in oltre un secolo di storia 8 vincitori di premi Nobel. Ed è anche una delle poche donne visto che l’ambiente scientifico, anche in questi uffici Usa degni di Archimede Pitagorico, è ancora molto maschile”. Così il Corriere della Sera dedica un articolo ad Antonia Maria Tulino, napoletana del 1971, che lavora nei laboratori dove è stato scoperto l’eco del Big Bang che è valso il Nobel a Robert W. Wilson e Arno A. Penzias nel 1978. Università alla Federico II di Napoli, Antonia si sposta a Princeton (Ivy League) per fare l’ultimo anno di dottorato grazie a una borsa del Cnr a cui aggiunge un bienno di post doc. Nascono lì i primi legami con i Bell Labs. Nel frattempo toma in Italia e diventa professore associato a Benevento e Napoli. La collaborazione in pianta stabile ai Bell Labs come esperta di matrici e comunicazioni wireless avviene grazie a Sergio Verdù, figura di spicco della teoria dell’informazione. Ma non si sente un cervello in fuga: “Mentre ero a Napoli collaboravo con i Bell Labs. Ora che son qui collaboro con Napoli” spiega lei stessa.
(PO / red)