Fino a qualche anno fa, lo sviluppo economico si accompagnava alla crescita del mercato postale. Oggi accade il contrario: più un’economia è evoluta, meno carta consuma e dunque spedisce. Con le lettere sostituite dalle e-mail, le fatture inviate on line e il postino sempre più spesso rimpiazzato dal computer, i volumi del mercato postale si vanno rapidamente riducendo.
Non dappertutto con la stessa rapidità, è ovvio. In Danimarca – dove è alta la penetrazione dei servizi di Internet – il tradizionale mercato postale è diminuito in dieci anni del 45%. In Italia il declino è più lento, perché Internet è meno diffuso. Ma anche da noi sono in calo tutti i segmenti, dalla posta cosiddetta business – quella che affidava al portalettere gli estratti conto – alla posta registrata, vittima dei tagli alla spesa pubblica. Fanno eccezione solo la pubblicità inviata per corrispondenza, mentre ci si attende che l’e-commerce porti a un aumento delle consegne di pacchi. Non basterà per mantenere economicamente sostenibile il servizio postale, che in tutto il mondo – come documenta uno studio di Glocus – si gioca la sopravvivenza organizzandosi per sostituire il recapito fisico con quello elettronico.
Stati Uniti, Svizzera e Finlandia puntano sulla cosiddetta posta ibrida, che consente al destinatario di ricevere lettere, quotidiani e riviste indifferentemente su un canale digitale oppure nella cassetta all’ingresso di casa. La scommessa dei gestori è che alla fine il recapito elettronico dimostrerà di essere più conveniente sia per chi spedisce sia per chi riceve. Negli ultimi anni in Italia le Poste hanno perfezionato i loro sevizi digitali e possono quindi candidarsi al ruolo di portale che raccoglie, distribuisce e intermedia i servizi. Ma perché la cosa funzioni, occorre una disponibilità universale di connessioni a banda larga e una diffusione generalizzata dell’uso di Internet. Due prerequisiti per ora assenti.