(6 novembre 2015) Non si è mai saputo che risultati abbia prodotto la discesa in campo dei prefetti contro la stretta creditizia, nota anche come credit crunch. Era il 28 gennaio 2009 allorché una legge predisposta dal ministro dell’economia Tremonti affidò ai prefetti l’inedito compito di monitorare i flussi di credito erogati dalle banche e, soprattutto, di raccogliere le segnalazioni degli imprenditori che si erano visti rifiutare un mutuo o uno scoperto. L’esito della mobilitazione prefettizia non fu memorabile, forse perché era sbagliato il presupposto, non essendo il credit crunch una questione di ordine pubblico. E infatti la soluzione fu in seguito trovata non dai commissari del governo ma da Mario Draghi e dalla Bce.
L’idea che la competenza dei prefetti si estenda anche alla calamità della politica e dell’economia è di antica data. Gaetano Salvemini definiva l’Italia una “prefettocrazia”. Mussolini fece dei prefetti – opportunamente selezionati – un insostituibile strumento di governo. E anche oggi si ritiene che l’esperienza maturata preferibilmente nella gestione dei disastri possa risultare utile quando si tratta di amministrare il bene comune.
Il prefetto Francesco Paolo Tronca, successore provvisorio di Ignazio Marino alla guida del Comune di Roma, in passato si è occupato della piena del Tevere, del terremoto dell’Aquila, del disastro ferroviario di Viareggio, dell’alluvione in Liguria, delle operazioni di soccorso alla nave Concordia, dell’emergenza neve del 2012, del terremoto in Emilia e di una serie di altre piccole e grandi sciagure.
E se non sono disastri, è apprezzata anche l’esperienza maturata in grandi progetti e grandi eventi, un summit del G8, un’Expo, un Giubileo. Anche sotto questo profilo, le credenziali del successore di Ignazio Marino – come quelle del prefetto Franco Gabrielli che lo ha nominato – sono eccellenti.
Si sono perse invece le tracce della politica.