“Grazie a tutti, stiamo bene”. Cristian Bartomeo rasserena parenti, amici, conoscenti. Lo fa tramite Facebook dove venerdì sera ha raccontato in diretta quello che stava accadendo sotto casa: “Abito a 100 metri dal Bataclan. Ho visto e sentito tutto. Ho ricevuto decide e decine di messaggi di gente che mi chiedeva cosa stesse accadendo. Ho rassicurato anche mamme di amici italiani che lavorano qui: non riuscivano a mettersi in contatto con loro”. Trentadue anni, a Parigi da 11, Cristian è di Montesano Sulla Marcellana, paese in provincia di Salerno. Lavora a un ristorante italiano ed è sposato con Maria Grazia: i due hanno una bambina di un anno. “Ho paura per lei. Per il suo futuro. venerdì notte non sono riuscito a dormire. Era impossibile visto quello che è accaduto sotto casa, nel mio quartiere. Io abito a pochi passi dal Bataclan”, la storica sala concerti di Parigi che si è trasformata in un mattatoio.
“SOTTO LA MIA CASA SCENE DA FILM” “Stavo cenando quando ho sentito degli spari – racconta Cristian a 9Colonne – credevo fossero petardi. Immaginavo che qualche ragazzo stesse giocando e mi preoccupavo che mia figlia non riuscisse a dormire. Dopo un po’ sono sceso in strada: ero incuriosito perché gli spari continuavano. Quello che ho visto è indescrivibile. Scene da film. Il caos, il panico, il terrore puro”. “Poi – continua Cristian che abita nel quartiere della strage da 4 anni – sono arrivate autoambulanze, vigili del fuoco, polizia. C’era gente che piangeva e che gridava. Chi scappava, chi era ferito e restava a terra. Una sorta di campo di battaglia. I poliziotti ci dicevano di rientrare a casa ed è quello che ho fatto. Ho corso, quasi volavo. Sono tornato dalla mia famiglia. Ho acceso la tv e ho scoperto cosa stava accadendo in città. Ho avuto paura. Ora siamo barricati in casa”.
“HO PAURA MA RESTO QUI” Sotto casa di Cristian – che si dice ancora incredulo e turbato (“non so come hanno fatto ma sono stati dei veri professionisti perché hanno colto di sorpresa tutti”) – ora ci sono tantissimi giornalisti: “Tutti qui per raccontare. Intanto – aggiunge – hanno sospeso il servizio della metropolitana. E’ tutto bloccato. Venerdì avevo il mio giorno di riposo. Per questo mi trovavo a casa. Ma dovrò tornare al lavoro al ristorante. La vita va avanti anche se quanto accaduto mi ha toccato e ha cambiato per sempre la Francia e i francesi a cui mi sento molto vicino in questo momento. Parigi mi ha regalato un futuro e tante soddisfazioni. Se tornerò in Italia? Non credo, io non scappo”.
“IN FILA PER DONARE IL SANGUE” “I parigini stanno dando un grande esempio di unità, solidarietà, organizzazione. Sono un medico e sabato mattina sono stata in diversi ospedali della città per offrire il mio sostegno e la mia disponibilità. Tutti mi hanno detto di essere già organizzati con il proprio personale”. A parlare è Iris Haismann, giovane medico italo-tedesco che vive a Parigi per motivi di lavoro: “Diversi ospedali hanno fatto richiesta di donatori di sangue. E quello che mi ha colpito e stupito – racconta Iris a 9Colonne – è la gente in fila agli ospedali pronta a donare il sangue. Centinaia di persone in attesa e disposte a donare. Questo è un esempio: Parigi è una grande città che di fronte alla tragedia ha risposto con l’unità, tutta la città si è mobilitata”. Per Iris “i francesi pur trovandosi davanti all’orrore hanno risposto in modo davvero eccezionale dimostrandosi disponibili e attenti”.
“UNA CITTA’ DIVERSA” Sabato tuttavia, Parigi si è svegliata diversa: “Ho fatto un giro in città: la metà dei negozi era chiusa e c’era un’aria di depressone e tristezza. E’ tutto molto anormale perché Parigi, si sa, è una città gioviale e allegra. I trasporti pubblici funzionano: quello che è rimasto chiuso sono i mercati, le scuole, i musei. Sabato Parigi era una città spenta”. Iris parla da Rue de Charonne: “Sono venuta a vedere com’è la situazione, c’è un sacco di gente e qui i negozi intorno sono aperti. Molte persone sono venute a manifestare la propria solidarietà e per condividere questo momento doloroso. Ho parlato con un po’ di gente – aggiunge il medico che a Parigi resterà per i prossimi sei mesi -: siamo tutti sotto choc. È questa la sensazione che prevale: ci si interroga sul perché e iniziamo renderci conto che non è più a Kabul ma è qui che sta accadendo, intorno a noi. E ovviamente poi c’è tanta, tanta paura. Alla paura, al terrore e all’orrore però, i francesi rispondono con la solidarietà, l’unione e la condivisone. E questo è un bene”. Come Iris molti oggi si chiedono se questi attentati potevano essere evitati: “Ci sono dei punti della città che vengono sorvegliati di continuo. Tuttavia è successo. Io la penso come molti francesi: è una cosa molto più grande e difficile da gestire di quanto si possa immaginare”.
“HO PAURA DI PRENDERE LA METRO” “Tanta paura. Un clima difficile e pesante”. Sara vive a Parigi da un anno e mezzo. Insegna italiano agli stranieri in un centro culturale e non ha intenzione di tornare in Italia. Quanto accaduto certo l’ha sconvolta ma è convinta: “Bisogna guardare avanti”. “Sabato – ha raccontato a 9colonne – ho fatto una passeggiata sulla riva della Senna, vicino alla Biblioteca Nazionale François Mitterand. La zona era abbastanza deserta. Nei pressi c’è una piscina comunale che però è rimasta chiusa come molti altri esercizi comunali. Devo ammettere che davvero c’era poca gente in giro rispetto al solito. Soprattutto nei quartieri. Al centro, invece, la situazione era un po’ diversa. Ma abbiamo tutti paura. Molti miei amici sabato sera hanno deciso di non uscire e di rimanere in casa. L’umore non c’è e soprattutto hanno tutti paura di prendere la metro. E’ una città impaurita”.
“PARIGI REAGIRÀ” “Venerdì sera – racconta ancora Sara a 9Colonne – fortunatamente ero a casa. Non sono uscita. Ho iniziato a ricevere valanghe di messaggi da amici e parenti: tutti mi chiedevano dov’ero e come stavo. Ho acceso il pc e ho scoperto tutto”. L’insegnante italiana sabato ha cercato di trascorrere una giornata normale ma non è stato facile: “Non sono andata a lavoro. Hanno sospeso le lezioni. Parigi si è come bloccata. In realtà avevo paura di uscire poi, dopo qualche ora, ho cambiato idea. Mi sono detta: posso forse rimanere a casa per sempre? Mi sono fatta coraggio e sono uscita. Certo l’atmosfera a Parigi è diversa, molti negozi sono rimasti chiusi. L’aria è triste”. Secondo Sara, che ammette che “non si respira un bel clima”, Parigi reagirà: “La città si riprenderà presto. Ne sono convinta. Lo farà come ha fatto dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo avvenuto a gennaio. Parigi è una città inevitabilmente vitale ed è impensabile che si fermi per paura. Credo e spero che da lunedì tutto torni alla normalità”. “La cosa che più mi rende triste e mi fa riflettere – aggiunge Sara – è che tra gli attentatori c’era un cittadino francese di 20 anni. Forse siamo di fronte a un’integrazione a metà”.
(PO / Gil – 16 nov)