Berlino, 21 nov – “Molti nostri anziani sono rimasti soli – ha spiegato il neo componente il Cram – Dopo una vita di duri sacrifici nelle fabbriche si ritrovano soli in casa per via dei figli che, per acquisita mentalità tedesca, lasciano le famiglie una volta sposati o terminati gli studi. Tanti vanno anche a finire nelle case di riposo, subendo, in alcuni casi a me noti, anche l’umiliazione post-mortem di non avere nessun parente che ne reclami il cadavere per una degna sepoltura, né in Germania né in Italia”. ”Come insegnante – ha riferito Conti – ho potuto constatare che qui il processo d’integrazione degli italiani, per via della lingua, non è ancora concluso: persino i greci sono più organizzati e integrati di noi italiani”. A questo proposito, Artale ha aggiunto che i giovani, di seconda e terza generazione, fanno fatica a sentirsi ancora italiani e abruzzesi, e, quindi con voglia di partecipare alla vita delle associazioni, perché “si ricordano che da piccoli sono stati abbandonati dalle istituzioni italiane nel difficile processo d’integrazione scolastica: indipendentemente dall’età dovevano tutti ricominciare dalla prima elementare e solo recentemente si sono fatti anche per gli italiani i corsi scolastici differenziati”. “Pensavamo che la Regione Abruzzo si fosse dimenticata di noi”, ha detto Artale al presidente del Cram, che ha esposto ai corregionali italo-tedeschi i grandi progetti a favore di chi ha bisogno all’estero che contraddistingue la sua gestione ma anche per promuovere gli interscambi culturali.
(Clr/Sis)