(20 novembre 2015) “Tutti gli altri esseri umani agiscono per una varietà di ragioni: politiche, sociali, economiche, psicologiche, perfino fisiologiche; solo i musulmani sarebbero sempre e solo mossi dalla loro appartenenza religiosa”. Questa osservazione del filosofo Tzvetan Todorov è vera in generale, e lo è ancor più quando si tratta di violenza e terrorismo. Perché i musulmani meritano questo trattamento speciale? Azzarda due risposte lo storico Manlio Graziano, docente di geopolitica a Parigi e autore per il Mulino di un saggio – “Guerra santa e santa alleanza” – sui rapporti tra religione e politica. La prima risposta, empirica, è che la maggioranza delle azioni terroristiche a partire dal 2003 è stata perpetrata in nome dell’islam; la seconda è che i musulmani non hanno un’autorità religiosa centrale, e dunque possono dare motivazioni religiosamente plausibili a tutto e al contrario di tutto.
In verità nulla – osserva Graziano – autorizza a considerare i testi sacri dell’islam più violenti dei testi sacri di qualsiasi altra religione. D’altra parte prima della rivoluzione iraniana del 1979, non vi è traccia di terrorismo musulmano e prima dell’occupazione americana nel 2003 l’Iraq non aveva mai conosciuto un attacco suicida in tutta la sua storia.
La tesi è che il terrorismo musulmano non sia altro che una delle forme del terrorismo nazionalista. Dal Libano allo Sri Lanka, dalla Cecenia al Kashmir e alla Cisgiordania, oltre il 95% degli attentati ha avuto come obiettivo principale costringere uno Stato considerato invasore a ritirarsi. La prima rivendicazione di Osama bin Laden riguardò il ritiro delle truppe americane dall’Arabia Saudita, dove si erano acquartierate all’epoca della guerra del Golfo del 1991. Fu la geopolitica e non la religione all’origine del terrorismo in Bosnia, Algeria, Kashmir e Afghanistan.
La conclusione è che la metastasi terroristica che ora aggredisce l’Europa dopo aver colpito l’America può essere affrontata meglio se è chiaro che il suo bersaglio non sono gli infedeli ma gli invasori.