Nel 2014, si stima che il 19,4% delle persone residenti in Italia risulta a rischio di povertà: vive cioè in famiglie che nel 2013 avevano un reddito familiare equivalente inferiore al 60% del reddito mediano; l’11,6% si trova in condizioni di grave deprivazione materiale, mostra cioè almeno quattro segnali di deprivazione su un elenco di nove; il 12,1% vive in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro, ovvero in famiglie con componenti tra i 18 e i 59 anni che nel 2013 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. E’ quanto si legge nel report “Reddito e condizioni di vita” dell’Istat, relativo al 2014. L’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale include tutti coloro che si trovano in almeno una delle suddette tre condizioni ed è pari al 28,3%, valore che, tenuto conto dell’errore campionario associato alla stima (v. Nota metodologica), risulta stabile rispetto al 2013. La diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate (dal 12,3% all’11,6%) viene, infatti, compensata dall’aumento della quota di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dall’11,3% al 12,1%), mentre il rischio di povertà si mantiene stabile.
IN EUROPA – L’indicatore sintetico di rischio di povertà o esclusione sociale è stabile anche a livello europeo da 24,5% a 24,4%. Il valore italiano è inferiore a quelli di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%), Ungheria (31,1%); ad eccezione di Romania e Grecia, tutti questi Paesi mostrano evidenti segnali di miglioramento rispetto all’anno precedente. La Spagna (29,2%), che insieme a Croazia e Portogallo si attesta su valori molto simili a quello italiano, registra invece un ulteriore peggioramento, mentre il livello rimane stabile negli altri due Paesi.
SEGNALI DI MIGLIORAMENTO – In Italia, segnali di miglioramento si osservano tra chi vive in coppia senza figli: il rischio di povertà o esclusione sociale in queste coppie passa dal 20,8% al 18,1%. Inoltre l’indicatore sintetico migliora per la prima volta anche fra le famiglie con tre o più figli, che scendono dal 43,9% al 39,4%, grazie al miglioramento del rischio di povertà e della grave deprivazione. Considerando i singoli indicatori che compongono quello sintetico, l’indicatore di grave deprivazione scende, tornando sui livelli del 2011, grazie alla minore quota di individui in famiglie che dichiarano di trovarsi nelle seguenti condizioni: non possono permettersi un pasto adeguato (cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano) ogni due giorni, qualora lo volessero (dal 13,9% al 12,6%); non possono sostenere spese impreviste pari a 800 euro (dal 40,2% al 38,8%); non possono permettersi una settimana di ferie all’anno lontano da casa (dal 51,0% al 49,5%).
IL SUD SEMPRE PIÙ POVERO – Quasi la metà dei residenti nel Sud e nelle Isole (45,6%) è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 22,1% del Centro e il 17,9% di chi vive al Nord. In tutte le regioni del Mezzogiorno i livelli sono superiori alla media nazionale, viceversa i valori più contenuti si riscontrano in Trentino-Alto Adige (11,7%, 9,7% nella provincia autonoma di Bolzano), Friuli-Venezia Giulia (16,3%) e Veneto (16,9%). E’ quanto si legge nel report “Reddito e condizioni di vita” dell’Istat, relativo al 2014. L’indicatore è inoltre più elevato tra i monogenitori (39,2%) e le coppie con tre o più figli (39,4%), tra chi vive in famiglie con cinque o più componenti (40,2%), soprattutto per l’elevata incidenza del rischio di povertà (30,1%) e della grave deprivazione (18,6%). Elevati livelli di rischio di povertà o esclusione sociale si osservano anche tra coloro che vivono in famiglie monoreddito (44,7%) – per i quali i valori dei tre indicatori sono più che doppi rispetto a quelli osservati tra i componenti delle famiglie con due o più percettori – o in famiglie con fonte principale di reddito non proveniente da attività lavorative (33,6% se la fonte principale è una pensione o un altro trasferimento pubblico, 54,0% se si tratta di altra fonte). (Red – 23 nov)