(23 novembre 2015) La paura non è solo la reazione spontanea a un pericolo reale o immaginario, ma è anche un’industria e uno strumento finanziario. Dell’industria sappiamo quasi tutto: ci sono migliaia di documenti sul vorticoso giro d’affari che la paura alimenta. Così come non sembrano esserci dubbi, almeno tra gli storici, che – insieme al nemico e alla nazione – la paura sia uno dei pilastri su cui si è sempre retto il potere. Anche ai nostri giorni l’industria della paura, come sappiamo, distribuisce sempre un dividendo politico.
Quello che invece pochi sanno, a meno che non siano addetti ai lavori, è che anche in Borsa c’è un “indice della paura”, così chiamato perché dice agli investitori qual è la violenza dello spostamento dei prezzi che i mercati si attendono per il prossimo futuro. Più l’indice è alto, maggiore è la paura di un repentino sbalzo della Borsa.
Ora si è scoperto – lo hanno scoperto gli analisti finanziari Nic Crepaldi e Stefano Fugazzi – che questo indice ha previsto cinque stragi di matrice islamica: le stragi di Parigi di venerdì 13 novembre, quella di Charlie Hebdo a gennaio, ma anche le bombe a Londra del 2005, quelle sui treni di Madrid del 2004 e l’attacco all’America dell’11 settembre 2001. In tutti questi casi nelle cinque sedute di Borsa precedenti gli attacchi, l’indice della paura è salito.
Il Sole 24 si chiede come sia stato possibile e si risponde che quasi sicuramente si tratta solo di coincidenze. Perché – conclude – ogni altra ipotesi sarebbe terribile.