(30 novembre 2015) E’ toccato al procuratore antimafia e antiterrorismo Franco Roberti ricordare quando sia inefficace e dannoso il reato di “clandestinità” introdotto nel 2009 dal ministro dell’Interno del tempo, il leghista Roberto Maroni, e ancora in vigore. Roberti ha fatto notare che potendo interrogare i migranti come vittime e non come indagati, polizia e magistrati avrebbero informazioni più utili sulla tratta con cui si finanzia il terrorismo.
Quando fu introdotto il reato di clandestinità, si disse che ci sarebbe stata una riduzione del 10% del flusso annuo di immigrati. E che la pena pecuniaria prevista, 5mila euro, sarebbe stata un forte deterrente. Entrambe le previsioni si sono rivelate completamente sballate.
Dobbiamo a Piero Innocenti, che studia i problemi della sicurezza dopo essere stato per molti anni questore e alto dirigente della polizia di Stato, un bilancio del dare e dell’avere di questa legge.
Nel 2009, le segnalazioni fatte dalla polizia giudiziaria alle varie Procure furono 13.600, salite a 21.500 nel 2011 e a 28.600 nel 2012. Nel 2013 furono quasi 23 mila, nel 2014 oltre 21 mila mentre quest’anno, al 31 ottobre, i clandestini segnalati sono già più di 25mila. In totale, dunque, sono state denunciate per il reato di ingresso e soggiorno illegale nello Stato oltre 132mila persone.
Tra loro, trattandosi di insolvibili, non ce n’è una sola che abbia mai pagato l’ammenda prevista, e non ne ce n’è una che abbia rispettato l’obbligo di permanenza domiciliare, non disponendo di alcun domicilio. In sostanza, le migliaia di ore impiegate dalle forze di polizia e dalla magistratura per le segnalazioni, le fascicolazioni, le istruttorie, le udienze, non sono servite a nulla. I giudici di pace della Lombardia, della Sicilia, del Friuli Venezia Giulia, dell’Emilia Romagna, della Toscana (solo per citare le prime cinque regioni maggiormente interessate dal fenomeno in argomento) hanno emesso inutili sentenze. Una follia.