New York, 23 nov – Era il 1623 quando William Bradford, governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini a Plymouth nel Massachusetts, emise l’ordine a tutti i pellegrini di radunarsi sulla collina “per ascoltare il pastore a rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni”. Da allora il “Thanksgiving” (Giorno del Ringraziamento) è divenuta la festa più sentita dagli statunitensi, ma anche da chi in America vi risiede da tanti anni come la comunità italiana. Alcune testate americane raccontano oggi di come molti ristoranti italiani, proprio in occasione di questa tradizione, abbiano reso i loro piatti speciali, rendendoli famosi e osannati dagli stessi americani. Ma le pietanze più in voga del “Thanksgiving” sono il tacchino e la zucca, insieme ad altre carni bianche, come cervo, ostriche, pesci e torte di cereali, da dividere con parenti, amici e organizzazioni caritatevoli. Nelle zone della costa Atlantica è tradizione riempire il grasso del tacchino con ostriche; mentre nelle cittadine del sud vige l’abitudine di condire la carne con la focaccia di granturco, proprio a sottolineare abitudini meno lussuose; infine l’ultimo tipo di condimento del tacchino è quello che usano nel Nord degli States, ovvero con il “wild rice”, una tipica spezia americana. Per il pranzo del “Thanksgiven” viene usata anche la salsa di mirtillo, fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti, specialmente per gli italo americani, le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro o anche torta di zucca. Prima del taglio a fette del succoso tacchino, utilizzato anche nelle famiglie italiane e cattoliche, il più giovane della famiglia recita la preghiera del ringraziamento a Dio, per poi dare il via, al più anziano che effettua “l’operazione”, il tutto accompagnato da un buon bicchiere del migliore vino italiano importato, se non californiano.
(Clr/Sis)