(15 dicembre 2015) La metà delle famiglie italiane non riesce a riconoscere il saldo quando le viene mostrato l’estratto conto. Si rigira il foglio tra le mani e non sa trovare la cifra che indica quanti soldi ci sono sul conto. Lo ha accertato una delle ultime indagini della Banca d’Italia sui bilanci familiari, ricerca che ogni anno consente di tracciare un profilo della alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori.
Il questionario comprende domande in apparenza semplici, come appunto la lettura dell’estratto conto, e domande più sofisticate, come quelle che valutano la capacità di calcolare le variazioni nel potere di acquisto, distinguendo tra tasso di interesse nominale e tasso reale; di misurare gli interessi maturati in un conto con capitalizzazione composta; di confrontare tassi di rendimento; di distinguere tra rate costanti e variabili di un mutuo.
L’esito di questa indagine non è tranquillizzante, e l’unica consolazione è che i risparmiatori italiani non sono più disinformati di quelli degli altri paesi. In media, solo il 47 per cento delle famiglie risponde in maniera corretta, mentre il 34 per cento dichiara di non saper rispondere. Solo la metà degli intervistati è in grado di comprendere l’andamento dei corsi azionari e le caratteristiche di diversi tipi di mutuo. La domanda più difficile è quella sulla capitalizzazione composta: soltanto il 27 per cento delle famiglie capisce di cosa si parla.
Risultati analoghi ha raggiunto un’indagine dell’Università Cattolica di Milano. In questo caso si chiedeva ai potenziali investitori se in Borsa fosse meglio acquistare due titoli della stessa azienda, due titoli di un’altra o un titolo di ciascuna. Un quarto degli intervistati non ha colto la necessità e l’opportunità di diversificare.
Indurre od obbligare i correntisti che hanno questa cultura finanziaria a investire i loro risparmi in obbligazioni ad alto rischio, somiglia dunque molto a quel comportamento che il codice penale definisce circonvenzione di incapace.