MARZABOTTO, A TAVOLA CON GLI ETRUSCHI
Su tutto vegliava Fufluns, divinità degli alberi e della fecondità, signore del vino e del delirio mistico. Il suo regno, il simposio; la sua icona, una coppa da vino (kantharos). Dionysos per i Greci, Bacco per i Romani, il più gaudente degli Dei testimonia quanto da sempre il cibo, al di là della sua funzione nutritiva, abbia espresso altri valori, simbolici e sociali. La mostra “A tavola con gli Etruschi di Marzabotto”, fino al 10 gennaio al Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e antica città di Kainua di Marzabotto (Bologna) illustra con reperti corredati da pannelli, didascalie e schede di sala, alcuni aspetti specifici dell’alimentazione degli etruschi: le risorse dell’ambiente, le modalità del consumo del cibo e i suoi aspetti simbolici collegati ai banchetti in onore dei defunti. Lo straordinario bronzetto raffigurante Fufluns è il testimonial di un viaggio alla scoperta di un popolo raffinato descritto dagli antichi come godereccio e mondano, perennemente a tavola mentre stuoli di schiavi servono cibi succulenti versando vino in grandi coppe.
BOLOGNA, LA RISCOPERTA DI GIULIO TURCATO
La Galleria Spazia di Bologna ripropone la figura di Giulio Turcato (Mantova,1912-Roma, 1995), uno fra i principali esponenti dell’astrattismo informale italiano, che, nella sua assoluta originalità, ha scritto una pagina fondamentale della storia dell’Informale italiano. In mostra, fino al 14 gennaio, una selezione di opere significative a partire dalla fine degli anni ’50 che vantano esposizioni di fama mondiale quali le Biennali di Venezia e di Tokyo, la Quadriennale di Roma ed il Palazzo delle Esposizioni. Turcato nel 1942 espone la sua prima opera (Maternità) alla Biennale di Venezia. Arriva nel 1943 a Roma, dove frequenta l’Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni ’40 e ’70. A Roma, assieme ad Emilio Vedova e Toti Scialoja, espone alla Galleria dello Zodiaco e alla Quadriennale di Roma. Nel 1947 firma il manifesto “Forma 1”; nel 1948 partecipa alla Rassegna nazionale di arti figurative (V Quadriennale Nazionale d’Arte) di Roma. Intanto il suo astrattismo stava ormai trovando una dimensione unica ed originale. Con un percorso forse inverso a quello di Emilio Vedova, ormai proiettato verso la violenza del segno, Turcato andava “raffreddando” le sue creazioni, con colori che paiono sgorgare lentamente dalla tela, usando materiali quali la sabbia (a cui conferisce un caratteristico aspetto cangiante), ricorrendo al monocromo e all’uso della gommapiuma, con la quale confeziona gelide e affascinanti “Superfici lunari”.
BERGAMO, MALEVIC: I 100 ANNI DEL SUPREMATISMO
Fino al 17 gennaio la Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo – ospita una retrospettiva dedicata a Kazimir Malevic (Kiev, 1878 – San Pietroburgo, 1935), figura centrale e insostituibile dell’arte moderna, che ha attraversato uno dei periodi storico-artistici più intensi del Novecento. La mostra, unica nel suo genere per completezza e per l’accurata indagine storico-critica e prodotta in collaborazione con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, presenta circa 70 opere, accanto a un nutrito corpus di lavori di importanti esponenti russi, appartenenti ai movimenti artistici di inizio Novecento, oltre a documenti e filmati. L’iniziativa si tiene a cento anni dalla nascita del Suprematismo, la più radicale tra le avanguardie storiche del Novecento di cui Malevic è stato fondatore, leader, e maggiore interprete. Il museo bergamasco celebra quest’importante ricorrenza, in coincidenza con l’appuntamento della Fondazione Beyeler di Basilea che proporrà la ricostruzione della sala suprematista del 1915. Per la prima volta in Italia, una grande sala accoglierà la riedizione de La Vittoria sul Sole, prima opera totale di musica, arte, poesia e teatro, creata da Malevic con Michail Matjusin e AleksejKrucenych, nella quale sono visibili i germi del Suprematismo, con un primo accenno al Quadrato nero. L’opera, rappresentata una sola volta nel 1913, è stata filologicamente ricomposta sui disegni originali di Malevic – presenti in mostra – sulla musica e sui testi ritrovati negli archivi, dove erano stati sepolti durante gli anni del regime, e sulle poche immagini fotografiche esistenti.
MILANO, IL PANE CON LA SABBIA
La galleria Gluck50 di Milano, fino al 29 gennaio, diventa una panetteria. Si intitola “No Hay Pan” ed è opera del giovane artista brasiliano Matheus Rocha Pitta, un pane imbottito di sabbia – che deve essere aperto, per rivelare il suo “deserto”, rilettura della leggenda della manna, il pane miracoloso di cui si nutrirono gli ebrei durante la fuga in Egitto dalla schiavitù verso la terra promessa. Gluck50 – viene prodotta giornalmente (e venduta), facendo entrare l’economia della vita quotidiana fra i muri della galleria. Identificando questo lavoro come uno dei simboli più arcaici del lavoro umano, il pane per l’appunto, l’artista pone l’accento su alcune difficili questioni del nostro presente. Non è un caso, infatti, che il titolo sia stato ripreso dallo slogan delle proteste spagnole (Non c’è pane).
TORINO: RAFFAELLO, IL SOLE DELLE ARTI
Il fulcro della mostra “Raffaello. Il Sole delle Arti”, fino al 24 gennaio alla Reggia di Veneria Reale, è costituito da un nucleo di celebri capolavori di Raffaello, che evocano il racconto della sua prodigiosa carriera artistica, le persone che ha conosciuto, le diverse città dove ha vissuto. A documentare gli anni della sua formazione è una scelta di opere dei maestri che hanno avuto un ruolo fondamentale, vale a dire il padre Giovanni Santi, il Perugino, il Pinturicchio e Luca Signorelli. La mostra intende accostarsi alla geniale personalità di Raffaello anche da un punto di vista inconsueto e imprevedibile, vale a dire illustrando il suo impegno creativo verso le cosiddette “arti applicate”, che tradussero nelle rispettive tecniche suoi cartoni e disegni nonché incisioni tratte dalla sua opera, e che nel corso del Cinque e Seicento costituirono il veicolo privilegiato per la diffusione e la conoscenza in Italia e nel resto d’Europa delle invenzioni figurative dell’Urbinate: arazzi, maioliche, monete, cristalli di rocca, placchette, smalti, vetri, armature, intagli. Per le richieste di prestito delle opere sono coinvolte le più importanti istituzioni museali italiane e straniere come i Musei Vaticani, il Residenzschloss di Dresda, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Victoria and Albert Museum di Londra, gli Uffizi, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il Museo Nazionale del Bargello e il Palazzo Corsini di Firenze, la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino e il Museo di Capodimonte di Napoli.